L’Agenzia delle Entrate ha avviato l’invio di comunicazioni ai contribuenti IVA che non hanno presentato la dichiarazione per il periodo d’imposta 2025 o l’hanno trasmessa in modo incompleto. Chi riceve la lettera ha la possibilità di regolarizzare la propria posizione tramite ravvedimento operoso prima che parta un procedimento di accertamento d’ufficio. Lo studio legale o il commercialista che assiste clienti con queste irregolarità deve agire con urgenza per minimizzare sanzioni e interessi.
Punti chiave
- L’AdE comunica preventivamente l’irregolarità per favorire la compliance prima dell’accertamento d’ufficio.
- Il ravvedimento operoso consente di ridurre le sanzioni se si interviene prima della notifica dell’atto.
- La dichiarazione IVA omessa espone il contribuente a sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta.
Se un tuo cliente ha ricevuto una comunicazione dall’Agenzia delle Entrate riguardante la dichiarazione IVA 2025 omessa o incompleta, il tempo per agire senza subire l’accertamento d’ufficio è limitato. Intervenire adesso con il ravvedimento operoso abbatte le sanzioni in modo significativo rispetto a quanto costerà aspettare la notifica formale di un atto impositivo.
L’Agenzia delle Entrate ha avviato l’invio di lettere di compliance ai soggetti IVA che non risultano aver presentato la dichiarazione relativa al periodo d’imposta 2024 (modello IVA 2025) oppure l’hanno trasmessa in modo incompleto. Il provvedimento rientra nell’attività ordinaria di prevenzione fiscale dell’Amministrazione. Maggiori dettagli sulla misura sono disponibili sul sito MisterFisco.
Il contesto normativo
La disciplina sanzionatoria sulla dichiarazione IVA omessa trova la sua base nell’art. 5, comma 1, del D.Lgs. 471/1997: la sanzione va dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro. Se la dichiarazione è presentata entro i 90 giorni dalla scadenza, si considera tardiva e la sanzione scende a 250 euro per ogni dichiarazione. Il ravvedimento operoso, disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, consente di ridurre le sanzioni con coefficienti che variano da 1/10 (entro 30 giorni) fino a 1/5 se si regolarizza prima della notifica dell’accertamento. L’invio delle lettere di compliance da parte dell’AdE non preclude il ravvedimento, ma segnala che l’Amministrazione ha già incrociato i dati: la finestra temporale si riduce.
Cosa cambia per lo studio
- Verifica subito se il cliente ha ricevuto la comunicazione AdE e in quale data: il dies a quo rileva per calcolare il coefficiente di riduzione della sanzione applicabile tramite ravvedimento.
- Controlla se la dichiarazione è effettivamente omessa o solo trasmessa con errori materiali o dati incompleti: nel secondo caso potrebbe bastare una dichiarazione integrativa ai sensi dell’art. 8, comma 6-bis, del D.P.R. 322/1998.
- Calcola l’imposta IVA dovuta con i relativi interessi legali (tasso BCE maggiorato, aggiornato annualmente) prima di presentare il ravvedimento, per evitare che un versamento parziale invalidi la regolarizzazione.
- Se il cliente non ha liquidità immediata, valuta la rateazione: il ravvedimento parziale non è ammesso, quindi il versamento deve essere integrale al momento della presentazione.
- Documenta per iscritto il consiglio fornito e l’eventuale scelta del cliente di non avvalersi del ravvedimento: in caso di accertamento successivo, il professionista deve essere coperto da responsabilità.
Attenzione a
Il primo rischio riguarda i tempi: la ricezione della lettera di compliance non sospende né interrompe i termini per l’accertamento. L’AdE può notificare un avviso di accertamento d’ufficio ai sensi dell’art. 55 del D.P.R. 633/1972 anche subito dopo la comunicazione, senza ulteriori preavvisi. Attendere una risposta formale dall’Agenzia prima di regolarizzare è un errore che può costare il beneficio del ravvedimento.
Il secondo rischio è confondere la dichiarazione omessa con quella nulla o inesistente: una dichiarazione presentata su modello non conforme o priva della sottoscrizione non equivale a dichiarazione tardiva, ma a omessa dichiarazione, con applicazione delle sanzioni massime. Verifica sempre che eventuali trasmissioni telematiche precedenti abbiano prodotto una ricevuta di accettazione valida dal Sistema di Interscambio dell’AdE.
Domande frequenti
Cosa succede se il cliente ignora la lettera di compliance AdE sulla dichiarazione IVA omessa?
L’Agenzia delle Entrate può procedere all’accertamento d’ufficio ai sensi dell’art. 55 del D.P.R. 633/1972, ricostruendo il volume d’affari con metodi induttivi. Le sanzioni partono dal 120% dell’imposta accertata e il contribuente perde il beneficio del ravvedimento operoso, che richiede di agire prima della notifica dell’atto.
Quanto costa il ravvedimento per dichiarazione IVA omessa nel 2025?
La sanzione base è il 120% dell’imposta dovuta. Con il ravvedimento operoso ex art. 13 D.Lgs. 472/1997, si applica una riduzione: 1/9 della sanzione se si regolarizza entro 90 giorni dalla scadenza, 1/7 entro un anno, 1/6 entro due anni, 1/5 oltre i due anni ma prima dell’accertamento. Vanno aggiunti gli interessi legali maturati.
La dichiarazione IVA incompleta equivale a dichiarazione omessa ai fini sanzionatori?
No. La dichiarazione incompleta o con dati errati è una dichiarazione infedele, sanzionata dall’art. 5, comma 4, del D.Lgs. 471/1997 con il 90% della maggiore imposta. L’omissione totale comporta sanzioni più pesanti (120%-240%). In entrambi i casi il ravvedimento è percorribile, ma il calcolo della sanzione ridotta cambia base di partenza.
Fonte di riferimento: MisterFisco