Con la delibera CSM del 22 luglio 2026, i giudici possono usare l’intelligenza artificiale per analizzare e confrontare gli atti processuali, ma solo dentro i sistemi informatici della giustizia e senza che l’AI incida su prove, interpretazione normativa o dispositivo. Per un avvocato questo significa che la controparte giudiziaria dispone di strumenti di analisi documentale automatizzata, mentre la decisione finale resta — formalmente e sostanzialmente — una prerogativa umana. La distinzione tra supporto tecnico e valutazione giuridica diventa il confine da monitorare con attenzione.
Punti chiave
- Punto 1 — Il CSM ha aggiornato il 22 luglio 2026 le raccomandazioni AI per i magistrati, ampliando i casi d’uso consentiti.
- Punto 2 — L’AI può analizzare e confrontare atti processuali, ma non può influire su prove, interpretazione o decisione.
- Punto 3 — L’uso è vincolato ai sistemi informatici della giustizia, escludendo strumenti esterni o commerciali.
Da luglio 2026 i giudici hanno un perimetro più ampio per usare l’intelligenza artificiale durante il processo: possono servirsi di strumenti AI per analizzare e confrontare atti processuali. Per uno studio legale questo non è un dettaglio tecnico — significa che la controparte istituzionale ha accesso a capacità di analisi documentale automatizzata che possono accelerare la lettura di memorie, atti e produzioni documentali. Redigere atti chiari, coerenti e ben strutturati non era mai stato così rilevante.
Con la delibera approvata il 22 luglio 2026, il Consiglio superiore della magistratura ha aggiornato le raccomandazioni già adottate nell’ottobre 2025 sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte dei magistrati. La delibera amplia le funzioni consentite, fissando al contempo limiti espliciti. L’articolo integrale è disponibile su GiuriCivile.it.
Il contesto normativo
La delibera CSM si inserisce nel quadro del Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), in vigore dal 2 agosto 2024, che classifica i sistemi AI usati nell’amministrazione della giustizia come applicazioni ad alto rischio (Allegato III, punto 8). Per questi sistemi l’AI Act impone obblighi di trasparenza, supervisione umana e documentazione tecnica. La delibera CSM recepisce questa impostazione: l’AI è uno strumento di supporto, non un decisore. Sul piano interno, il principio del giudice naturale precostituito per legge (art. 25 Cost.) e l’obbligo di motivazione del provvedimento (art. 111 Cost.) restano i vincoli costituzionali che blindano la discrezionalità umana nella decisione.
Cosa cambia per lo studio
- I magistrati possono ora usare l’AI per confrontare i tuoi atti con precedenti processuali o con altre memorie del fascicolo: la coerenza interna degli atti difensivi acquista peso specifico aggiuntivo.
- L’analisi AI è consentita solo all’interno dei sistemi informatici della giustizia — quindi niente strumenti commerciali esterni, niente integrazioni con LLM di terze parti da parte dei giudici. Questo perimetro è verificabile e costituisce un limite chiaro.
- La delibera esclude espressamente che l’AI possa incidere sulla valutazione delle prove, sull’interpretazione della legge o sulla decisione: se un provvedimento apparisse influenzato da un’analisi automatizzata non trasparente, avrai un argomento difensivo da spendere in sede di impugnazione.
- Le raccomandazioni CSM non hanno forza di legge ma orientano la prassi: tienile d’occhio come indice dell’evoluzione delle aspettative istituzionali, utile anche per calibrare l’uso dell’AI nel tuo stesso studio.
- La delibera aggiorna quelle del 2025: se segui procedimenti in corso, verifica se le prassi adottate dal tribunale di riferimento si sono già allineate alle nuove indicazioni.
Attenzione a
Il confine tra supporto tecnico e influenza sulla decisione è sottile e difficile da verificare dall’esterno. Se un provvedimento mostra un’analisi degli atti insolitamente dettagliata o confronti lessicali tra documenti, non è detto che emerga la traccia dello strumento usato. Al momento non esiste un obbligo di disclosure da parte del giudice sull’uso di AI nel processo di redazione: questo è un gap normativo da monitorare, e un tema su cui la delibera CSM tace.
Attenzione anche alla simmetria: se il giudice usa AI per leggere i tuoi atti, e tu usi AI per redigerli senza una revisione critica, il rischio di produrre testi ripetitivi, generici o internamente contraddittori aumenta. Un sistema automatizzato che confronta le tue memorie può rilevare incongruenze che un lettore umano distratto potrebbe lasciar passare.
Domande frequenti
Il giudice può usare ChatGPT o altri strumenti AI commerciali per analizzare gli atti?
No. La delibera CSM del 22 luglio 2026 limita l’uso dell’AI ai sistemi informatici della giustizia. L’uso di strumenti commerciali esterni come ChatGPT o altri LLM non rientra nelle raccomandazioni consentite. Se un magistrato li usasse, si troverebbe fuori dal perimetro fissato dal CSM e, per i profili di rischio, anche dall’AI Act.
L’AI usata dal giudice può influire sulla sentenza?
Secondo la delibera CSM, no: l’intelligenza artificiale non può incidere sulla valutazione delle prove, sull’interpretazione della legge o sulla decisione finale. Il giudice resta l’unico responsabile del provvedimento. Se emergesse il contrario, il vizio potrebbe rilevare in sede di impugnazione, anche sotto il profilo dell’obbligo di motivazione ex art. 111 Cost.
Le raccomandazioni CSM sull’AI sono vincolanti per i magistrati?
No, le delibere CSM in materia di raccomandazioni non hanno forza di legge e non costituiscono fonte normativa primaria. Orientano la prassi e definiscono lo standard atteso di comportamento professionale. Una violazione potrebbe rilevare sul piano disciplinare, ma non determina automaticamente la nullità del provvedimento adottato.
Fonte di riferimento: Giuricivile