Il Consiglio dei ministri del 10 giugno 2026 ha approvato in esame preliminare due schemi di decreto attuativi della legge n. 132/2025 sull’uso dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. I nodi centrali sono tre: obbligo di decisione umana finale, responsabilità dirigenziale per l’uso degli strumenti AI e formazione obbligatoria del personale. Per chi assiste enti locali o ha contenziosi contro atti amministrativi adottati con supporto algoritmico, questi decreti definiscono i limiti di legittimità degli atti stessi.
Punti chiave
- Punto 1 — La legge 132/2025 impone che ogni decisione amministrativa finale resti in capo a un funzionario umano identificabile.
- Punto 2 — I due schemi di decreto approvati il 10 giugno 2026 sono ancora in esame preliminare e non producono effetti immediati.
- Punto 3 — La responsabilità dirigenziale per uso scorretto di strumenti AI diventa parametro autonomo di valutazione della legittimità dell’atto.
Se assisti un Comune o impugni un atto amministrativo, da oggi hai un riferimento normativo preciso per valutare la legittimità dei provvedimenti adottati con supporto algoritmico. La legge n. 132/2025 e i suoi decreti attuativi fissano standard vincolanti che, se violati, aprono spazi concreti di ricorso al TAR per eccesso di potere o difetto di istruttoria.
Il Consiglio dei ministri del 10 giugno 2026 ha approvato in esame preliminare due schemi di decreto legislativo attuativi della legge n. 132/2025, che disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. La notizia è riportata da La Gazzetta degli Enti Locali. I decreti sono ancora in iter preliminare: seguiranno parere del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari prima dell’adozione definitiva.
Il contesto normativo
La legge n. 132/2025 si innesta su un quadro già stratificato. L’art. 3 del d.lgs. n. 82/2005 (Codice dell’Amministrazione Digitale) riconosce il diritto dei cittadini a un interlocutore umano nei procedimenti amministrativi. Il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), applicabile dal 2 agosto 2026 per i sistemi ad alto rischio, impone obblighi di trasparenza e sorveglianza umana per l’AI utilizzata in ambito pubblico. La legge 132/2025 recepisce e integra questi vincoli nel diritto interno, aggiungendo una norma specifica sulla responsabilità dirigenziale che non trova corrispondente esplicito nell’AI Act. Sul piano giurisprudenziale, il TAR Lazio con sentenza n. 9130/2023 aveva già annullato un provvedimento adottato sulla base di un algoritmo privo di adeguata motivazione umana, anticipando la ratio della nuova disciplina.
Cosa cambia per lo studio
- Negli atti amministrativi impugnabili, verifica se l’ente ha rispettato l’obbligo di decisione umana finale previsto dalla legge 132/2025: l’assenza di un funzionario identificabile come responsabile della scelta è vizio autonomo di legittimità.
- Nei contratti di consulenza con enti locali, inserisci clausole che prevedano la mappatura degli strumenti AI in uso e la designazione formale del responsabile umano per ciascuna categoria di atti.
- Sul fronte del contenzioso del lavoro pubblico, la responsabilità dirigenziale per uso scorretto dell’AI diventa parametro rilevante nei procedimenti disciplinari a carico dei dirigenti comunali.
- Attendi l’adozione definitiva dei decreti prima di strutturare difese o consulenze basate sul loro contenuto: siamo ancora alla fase preliminare e il testo può cambiare dopo i pareri parlamentari e del Consiglio di Stato.
- Monitora i regolamenti interni che i Comuni adotteranno in attuazione dei decreti: saranno la fonte operativa primaria per verificare la legittimità degli atti nei singoli enti.
Attenzione a
Il rischio più frequente è anticipare gli effetti giuridici di decreti ancora in esame preliminare. Citare la legge 132/2025 in un ricorso è corretto; citare i decreti attuativi come diritto vigente, prima della Gazzetta Ufficiale, espone a contestazioni sulla premessa normativa dell’atto. Tieni separati i piani: legge in vigore da un lato, decreti attuativi in iter dall’altro.
Secondo rischio: confondere l’AI Act UE con la disciplina nazionale. Il Regolamento 2024/1689 è direttamente applicabile dal 2 agosto 2026 per i sistemi ad alto rischio, ma la legge 132/2025 aggiunge obblighi ulteriori specifici per la PA italiana — in particolare sulla formazione obbligatoria e sulla responsabilità dirigenziale — che non trovano corrispondente nel testo europeo. Nei ricorsi, distingui le due fonti e i diversi regimi sanzionatori.
Domande frequenti
Un atto amministrativo adottato con AI può essere impugnato se manca la decisione umana finale?
Sì. La legge n. 132/2025 impone che ogni provvedimento finale resti attribuibile a un funzionario umano identificabile. L’assenza di questa imputazione costituisce un vizio autonomo di legittimità, assimilabile al difetto di istruttoria o all’eccesso di potere, già sanzionato dalla giurisprudenza del TAR Lazio (sent. n. 9130/2023) prima ancora della legge.
I due decreti attuativi della legge 132/2025 approvati il 10 giugno 2026 sono già in vigore?
No. Il CdM li ha approvati solo in esame preliminare. Prima dell’adozione definitiva e della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, devono ricevere il parere del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari competenti. Citarli come diritto vigente in atti giudiziari è prematuro e metodologicamente scorretto.
Cosa rischia un dirigente comunale che usa strumenti AI senza rispettare la legge 132/2025?
La legge 132/2025 introduce la responsabilità dirigenziale per uso scorretto degli strumenti AI come parametro autonomo di valutazione. Sul piano pratico, il dirigente può essere esposto a procedimento disciplinare e, nei casi più gravi, a responsabilità erariale davanti alla Corte dei Conti per danno all’ente derivante da atti viziati e successivamente annullati.
Fonte di riferimento: GazzettaEntiLocali