Una piattaforma come YouTube che stringe accordi commerciali con operatori di gioco d’azzardo e monetizza attivamente quei contenuti può perdere l’esenzione di responsabilità prevista dalla direttiva e-Commerce, recepita in Italia con il D.Lgs. 70/2003. In quel caso, il gestore della piattaforma non è più un semplice intermediario neutro ma un soggetto co-responsabile dei contenuti illeciti diffusi. Per gli avvocati che assistono creators, inserzionisti o operatori del settore, questa distinzione determina chi convenire in giudizio e con quali argomenti.
Punti chiave
- Punto 1 — La partnership commerciale con bookmaker trasforma YouTube da host neutro a co-responsabile dei contenuti.
- Punto 2 — Il D.Lgs. 70/2003 art. 16 esclude l’immunità se la piattaforma ha conoscenza del contenuto illecito e agisce attivamente.
- Punto 3 — Chi assiste un danneggiato da pubblicità occulta al gioco può oggi convenire anche la piattaforma, non solo l’inserzionista.
Quando una piattaforma digitale non si limita a ospitare contenuti ma li monetizza attivamente attraverso accordi con operatori del gioco d’azzardo, la sua posizione giuridica cambia radicalmente. Per lo studio legale che assiste utenti danneggiati, creators penalizzati o inserzionisti concorrenti, questo significa avere un soggetto convenibile in più — e con una esposizione risarcitoria significativa.
Secondo quanto riportato da Diritto.it, YouTube avrebbe stipulato partnership dirette con operatori di gioco d’azzardo, condividendo ricavi pubblicitari su contenuti a tema scommesse. Questa struttura contrattuale mette in discussione la qualifica di mero prestatore di servizi di hosting e apre a scenari di responsabilità diretta della piattaforma.
Il contesto normativo
La disciplina di riferimento è il D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 70, che ha recepito la direttiva 2000/31/CE sull’e-Commerce. L’art. 16 stabilisce che il prestatore non risponde delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che non sia a conoscenza del carattere illecito e che agisca prontamente per rimuoverle una volta informato. Il presupposto è però che la piattaforma sia davvero neutrale: nessun ruolo attivo, nessuna ottimizzazione editoriale del contenuto, nessuna partecipazione ai ricavi generati da quei contenuti specifici.
La Corte di Giustizia UE, nelle sentenze C-236/08 (Google France) e C-324/09 (L’Oréal c. eBay), ha già chiarito che il ruolo attivo — inteso come ottimizzazione, promozione o partecipazione diretta ai profitti — esclude il beneficio dell’esonero. Sul piano interno, il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) e la normativa ADM sul gioco d’azzardo online (d.l. 87/2018, conv. L. 96/2018, c.d. Decreto Dignità) vietano la pubblicità del gioco con vincita di denaro su qualsiasi mezzo: una partnership strutturata con un operatore di gioco potrebbe integrare una violazione diretta di questo divieto da parte della piattaforma.
Cosa cambia per lo studio
- Chi assiste un utente danneggiato da messaggi promozionali al gioco veicolati su YouTube può valutare il litisconsorzio facoltativo con la piattaforma, non più solo con l’operatore di gioco o il creator.
- Nelle controversie pubblicitarie tra concorrenti, l’accordo commerciale YouTube-operatore di gioco può costituire prova del ruolo attivo della piattaforma, rilevante ai fini dell’azione ex art. 2598 c.c. per concorrenza sleale.
- I creators che operano in settori diversi e vengono penalizzati dall’algoritmo o demonetizzati possono usare l’esistenza di queste partnership come elemento per contestare l’applicazione asimmetrica delle policy.
- Chi assiste operatori ADM deve verificare se le campagne pianificate su YouTube rispettino il divieto del Decreto Dignità: la piattaforma non filtra automaticamente i contenuti degli advertiser certificati stranieri.
- In sede di negoziazione con YouTube per rimozione di contenuti o recupero di canali, documentare la natura della partnership avversaria rafforza l’argomento che la piattaforma non è terzo neutrale.
Attenzione a
Il primo errore è trattare YouTube come soggetto non convenibile in Italia per ragioni di sede estera. Google Italy S.r.l. opera sul territorio nazionale, risponde alle autorità italiane e può essere destinataria di azioni risarcitorie davanti al giudice italiano ai sensi dell’art. 7 Reg. UE 1215/2012 (luogo in cui l’evento dannoso si è verificato). Non confondere la sede legale con il foro competente.
Il secondo rischio riguarda la qualificazione automatica come pubblicità occulta. Perché scatti la responsabilità della piattaforma — e non solo del creator — serve dimostrare la conoscenza effettiva del contenuto illecito o il ruolo attivo nella sua diffusione. Raccogliere prove della struttura contrattuale della partnership prima di avviare qualsiasi azione è un passaggio che non si può saltare.
Domande frequenti
YouTube può essere convenuta in giudizio in Italia per contenuti di gioco d’azzardo illeciti?
Sì. Google Italy S.r.l. opera in Italia e il foro competente può essere quello del luogo dove si è verificato il danno, ai sensi dell’art. 7 Reg. UE 1215/2012. Se YouTube ha avuto un ruolo attivo nella diffusione del contenuto — ad esempio attraverso una partnership commerciale con l’operatore di gioco — perde la protezione dell’art. 16 D.Lgs. 70/2003 e risponde in solido.
La pubblicità del gioco d’azzardo su YouTube viola il Decreto Dignità?
Il d.l. 87/2018 convertito in L. 96/2018 vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa al gioco d’azzardo su ogni mezzo, inclusi i canali digitali. Se YouTube monetizza attivamente quei contenuti tramite accordi diretti con operatori, la piattaforma potrebbe rispondere della violazione insieme all’inserzionista, con sanzioni ADM applicabili anche alla concessionaria italiana.
Come si dimostra che una piattaforma ha un ruolo attivo e non è semplice hosting?
Secondo la giurisprudenza CGUE (C-324/09, L’Oréal c. eBay), il ruolo attivo si prova dimostrando ottimizzazione dei contenuti, promozione editoriale o partecipazione diretta ai ricavi di quei contenuti specifici. Documenti contrattuali, comunicazioni commerciali tra YouTube e l’operatore di gioco, e dati sulle revenue sharing sono gli elementi probatori da acquisire prima dell’azione.
Fonte di riferimento: Diritto.it