La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega che affida al Governo il riordino dell’ordinamento forense entro sei mesi dall’entrata in vigore. Il testo tocca i principali ambiti della professione, dalla formazione alle regole deontologiche, e introduce deleghe ampie che si tradurranno in decreti legislativi attuativi. Gli studi legali devono monitorare i decreti delegati che seguiranno, perché saranno quelli a produrre effetti diretti sull’organizzazione dello studio e sui rapporti con il Consiglio dell’Ordine.
Punti chiave
- Punto 1 — Il Governo ha sei mesi dall’entrata in vigore per emanare i decreti legislativi attuativi della delega.
- Punto 2 — La riforma è collegata alla manovra di finanza pubblica, quindi il percorso parlamentare resta prioritario.
- Punto 3 — Il testo deve ancora passare al Senato: la legge delega non è ancora definitivamente approvata.
Nessuna norma è ancora in vigore, ma il cantiere è aperto. La Camera ha votato in prima lettura il disegno di legge delega sulla riforma dell’ordinamento forense e il testo ora passa al Senato. Se il Senato approva senza modifiche, il Governo avrà sei mesi per tradurre la delega in decreti legislativi su formazione, deontologia e organizzazione della professione. Per gli studi legali, il momento operativo arriverà con quei decreti — ma prepararsi adesso significa arrivare prima.
La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento forense, collegato alla manovra di finanza pubblica. Il testo, come riporta GiuriCivile.it, copre i principali ambiti dell’attività professionale e affida al Governo un mandato ampio da esercitare entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge.
Il contesto normativo
La legge di riferimento vigente è la l. 31 dicembre 2012, n. 247 — il testo attuale che disciplina l’ordinamento della professione forense. È quella legge che la riforma punta a riordinare organicamente. Il ddl delega in discussione non modifica direttamente la l. 247/2012, ma autorizza il Governo a emanare uno o più decreti legislativi ai sensi dell’art. 76 Cost., nel rispetto dei principi e criteri direttivi fissati dalla delega stessa. Finché i decreti attuativi non vengono pubblicati in Gazzetta Ufficiale, la l. 247/2012 rimane in vigore senza modifiche.
Cosa cambia per lo studio
- Nulla cambia nell’immediato. Il ddl delega deve ancora superare il voto del Senato. Fino alla promulgazione e all’entrata in vigore della legge, non esiste alcuna norma nuova applicabile.
- Il conto alla rovescia parte dall’entrata in vigore. Da quel momento il Governo ha sei mesi per emanare i decreti legislativi. Significa che le novità operative potrebbero arrivare entro la fine del 2025 o inizio 2026, a seconda dei tempi parlamentari al Senato.
- Gli ambiti sensibili sono formazione continua, deontologia e accesso alla professione. Sono i settori su cui la l. 247/2012 ha generato più contenzioso disciplinare e incertezze applicative: tenerli sotto osservazione permette di anticipare adeguamenti interni allo studio.
- Le forme associative e societarie degli studi potrebbero essere ridisegnate. La delega copre l’organizzazione della professione in senso lato. Chi gestisce uno studio associato o una STP deve seguire da vicino i criteri direttivi che emergeranno nel testo definitivo.
- Il Consiglio Nazionale Forense pubblicherà circolari di chiarimento. Come avvenuto con la l. 247/2012, il CNF emetterà orientamenti interpretativi sulle disposizioni dei decreti attuativi. Segnarsi le date di pubblicazione dei decreti in GU è il primo adempimento concreto da fare.
Attenzione a
Confondere la delega con la riforma già vigente. Alcuni colleghi potrebbero interpretare l’approvazione alla Camera come l’entrata in vigore della nuova disciplina. Non è così: il ddl delega è ancora in itinere e, anche dopo la promulgazione, produce effetti solo attraverso i decreti attuativi. Applicare anticipatamente regole non ancora in vigore espone a contestazioni disciplinari o a comportamenti difformi dalle norme effettivamente vigenti.
Trascurare il passaggio al Senato. Il Senato potrebbe modificare il testo, allungare i tempi o — in casi estremi — non approvarlo nella stessa legislatura. Monitorare l’iter parlamentare su Camera.it o tramite il sito del CNF è l’unico modo per avere certezza sullo stato reale della riforma.
Domande frequenti
La riforma dell’ordinamento forense è già in vigore?
No. La Camera ha approvato solo in prima lettura il disegno di legge delega. Il testo deve ancora essere votato dal Senato. Solo dopo la promulgazione e l’entrata in vigore della legge partirà il termine di sei mesi entro cui il Governo dovrà emanare i decreti legislativi attuativi, che sono le norme destinati a produrre effetti concreti sulla professione.
Cosa prevede la delega sulla riforma forense approvata alla Camera?
Il ddl delega autorizza il Governo a riordinare organicamente la disciplina della professione forense — attualmente regolata dalla l. 247/2012 — intervenendo sui principali ambiti: formazione, deontologia, accesso alla professione e organizzazione degli studi. I criteri direttivi specifici sono contenuti nel testo della delega e vincolano il Governo nella redazione dei decreti attuativi.
Entro quando il Governo deve emanare i decreti sulla riforma forense?
Il termine è di sei mesi dall’entrata in vigore della legge delega. Dato che il testo deve ancora passare al Senato, i decreti attuativi non arriveranno prima della seconda metà del 2025, salvo accelerazioni nell’iter parlamentare. Conviene impostare un promemoria per la data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge delega definitiva.
Fonte di riferimento: Giuricivile