Reversibilità coppie omosessuali dopo la Consulta


La Corte Costituzionale ha aperto alla pensione di reversibilità per i partner sopravvissuti di coppie omosessuali, superando un vuoto normativo che finora escludeva di fatto queste situazioni dalla tutela previdenziale. Chi assiste clienti in unione civile o con un partner deceduto non regolarizzato deve verificare immediatamente la sussistenza dei presupposti per una domanda amministrativa all’INPS o, in caso di diniego, per un ricorso. Il principio affermato dalla Consulta incide anche su pratiche successorie e pianificazioni patrimoniali già in corso.

Punti chiave

  • Punto 1 — La Consulta ha dichiarato illegittima l’esclusione della reversibilità per partner di coppie omosessuali.
  • Punto 2 — I clienti in unione civile con partner deceduto possono presentare domanda all’INPS anche retroattivamente.
  • Punto 3 — Il diniego INPS è impugnabile davanti al Tribunale del lavoro con ricorso ex art. 442 c.p.c.

Se hai clienti in unione civile o che convivono con un partner dello stesso sesso — o li hai assistiti in successioni recenti — questa pronuncia apre scenari concreti e urgenti. La reversibilità era finora negata in via di fatto a molte coppie omosessuali per ragioni strutturali legate alla normativa previdenziale, e una domanda all’INPS rimasta inevasa o rigettata potrebbe oggi trovare nuovo fondamento.

La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità delle norme che escludono il partner superstite di una coppia omosessuale dalla pensione di reversibilità, in una pronuncia che segna una svolta nel sistema previdenziale italiano. La notizia è riportata da Diritto.it.

Il contesto normativo

La pensione di reversibilità è disciplinata dagli artt. 13 e seguenti del R.D.L. n. 636/1939, richiamato e aggiornato dal D.Lgs. n. 503/1992. La legge n. 76/2016 (c.d. Legge Cirinnà) ha introdotto le unioni civili tra persone dello stesso sesso, riconoscendo ai partner diritti successori e familiari, ma senza un’esplicita estensione automatica alla reversibilità INPS, che ha generato un contenzioso diffuso. La Corte Costituzionale interviene oggi colmando questa lacuna, in linea con la giurisprudenza della Corte EDU in materia di art. 8 e art. 14 CEDU, che vieta discriminazioni nell’accesso ai benefici previdenziali fondati sull’orientamento sessuale.

Cosa cambia per lo studio

  1. Verifica le posizioni dei clienti vedovi o superstiti in unione civile omosessuale: la domanda di reversibilità all’INPS va presentata senza attendere ulteriori circolari, citando la pronuncia della Consulta come base giuridica diretta.
  2. Controlla i fascicoli con dinieghi INPS già notificati: se il rigetto è fondato sull’assenza di un coniuge di sesso diverso o sull’inapplicabilità della normativa alle unioni civili, si apre la strada al ricorso ex art. 442 c.p.c. davanti al Tribunale del lavoro territorialmente competente.
  3. Aggiorna le consulenze di pianificazione successoria e patrimoniale per coppie omosessuali: la reversibilità incide sul calcolo del tenore di vita atteso dal superstite e modifica il peso relativo degli strumenti alternativi (polizze vita, trust, donazioni).
  4. Attenzione ai termini di prescrizione: il diritto alla pensione di reversibilità si prescrive in 5 anni (art. 47 D.P.R. n. 639/1970), quindi situazioni di decesso risalenti possono già essere parzialmente o totalmente prescritte.
  5. Per i clienti in convivenza di fatto omosessuale non formalizzata in unione civile, la posizione resta più incerta: la pronuncia potrebbe estendersi anche a queste ipotesi, ma oggi il perimetro certo riguarda i partner in unione civile ex L. 76/2016.

Attenzione a

Il primo rischio concreto è confondere la portata della pronuncia: fino a quando la Corte non pubblica le motivazioni integrali, non è chiaro se l’apertura riguardi solo le unioni civili formalizzate o si estenda alle convivenze di fatto registrate. Presentare domanda per un convivente non unito civilmente espone al diniego e a un contenzioso incerto.

Il secondo errore da evitare è trascurare il decorso della prescrizione quinquennale. Un cliente il cui partner è deceduto nel 2019 ha già perso le rate anteriori al 2020. Calcola con precisione l’arretrato recuperabile prima di costruire le aspettative economiche del cliente.

Domande frequenti

Un partner in unione civile può chiedere la reversibilità INPS dopo la sentenza della Consulta?

Sì. La pronuncia della Corte Costituzionale rimuove l’ostacolo normativo che finora impediva il riconoscimento. Il partner superstite in unione civile ex L. 76/2016 può presentare domanda all’INPS citando la decisione della Consulta. In caso di diniego, il ricorso va proposto al Tribunale del lavoro ex art. 442 c.p.c. entro i termini di prescrizione quinquennale.

La reversibilità per coppie omosessuali vale anche per le convivenze di fatto non registrate?

Allo stato, il perimetro certo della pronuncia riguarda le unioni civili formalizzate. Per le convivenze di fatto omosessuale non registrate, la questione resta aperta in attesa delle motivazioni integrali della Corte. Presentare domanda in questi casi espone a un diniego, con esito del contenzioso incerto.

Quanto si può recuperare di arretrati sulla pensione di reversibilità negata?

Il diritto alla pensione di reversibilità si prescrive in 5 anni ai sensi dell’art. 47 D.P.R. n. 639/1970. Per un decesso avvenuto nel 2019, le rate anteriori al 2020 sono già prescritte. Prima di quantificare le aspettative del cliente, calcola con precisione la data di decesso del partner e il quinquennio utile ancora recuperabile.

Fonte di riferimento: Diritto.it