Autovelox omologazione e taratura le nuove regole sulle multe



Le nuove regole su omologazione e taratura degli autovelox aprono spazi concreti di impugnazione dei verbali per vizi formali dello strumento di rilevazione. Chi assiste clienti in opposizione a sanzioni amministrative stradali deve verificare sistematicamente se l’apparecchio è omologato secondo il nuovo regime e se la taratura è documentata e aggiornata. Un verbale fondato su un autovelox non conforme ai requisiti vigenti è impugnabile davanti al Giudice di Pace con buone probabilità di accoglimento.

Punti chiave

  • Punto 1 — La distinzione tra omologazione e approvazione è ora giuridicamente rilevante ai fini dell’impugnazione del verbale.
  • Punto 2 — La taratura periodica dell’autovelox deve risultare da documentazione ufficiale richiedibile in sede di opposizione.
  • Punto 3 — Il Giudice di Pace può annullare la multa se l’ente accertatore non prova la conformità dello strumento alle nuove regole.

Per chi segue opposizioni a sanzioni del Codice della Strada, le nuove regole su omologazione e taratura degli autovelox cambiano la strategia difensiva già dal deposito del ricorso. Verificare la conformità dello strumento di rilevazione non è più una difesa residuale: diventa il primo controllo da effettuare prima ancora di valutare il merito della contestazione.

Il quadro normativo è stato ridefinito a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 113/2015 e del conseguente intervento regolamentare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le nuove disposizioni — recepite anche in circolari ministeriali successive — impongono requisiti precisi su omologazione tipo, verifiche periodiche e documentazione della taratura. Per un approfondimento sulla notizia, leggi l’articolo originale su Diritto.it.

Il contesto normativo

Il riferimento centrale è l’art. 142 del Codice della Strada (d.lgs. 285/1992), che disciplina i limiti di velocità e le modalità di rilevazione automatica. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 113/2015, ha dichiarato incostituzionale la norma nella parte in cui non prevedeva la verificazione periodica obbligatoria degli strumenti di misura. Da quella pronuncia discende l’obbligo — oggi non più derogabile — di sottoporre ogni autovelox a taratura con cadenza regolare e di conservarne la documentazione. La Cassazione Civile, con ordinanza n. 6383/2023, ha ribadito che l’onere di provare la corretta omologazione e la regolare taratura spetta all’ente accertatore, non al ricorrente.

Cosa cambia per lo studio

  1. Richiedere la documentazione tecnica in fase di opposizione. Già con il ricorso al Giudice di Pace, deposita un’istanza istruttoria per ottenere il certificato di omologazione e il verbale di taratura aggiornato dell’apparecchio. Se l’ente non produce questi documenti, il verbale perde la sua forza probatoria privilegiata.
  2. Distinguere omologazione da approvazione. Non tutti gli autovelox in uso sono omologati secondo il regime attuale: alcuni sono stati solo “approvati” con decreto ministeriale prima della riforma. La distinzione rileva perché i dispositivi meramente approvati — senza omologazione tipo conforme agli standard metrologici vigenti — sono ora potenzialmente impugnabili.
  3. Verificare la scadenza della taratura. La taratura ha una validità temporale. Se il verbale è stato elevato dopo la scadenza del certificato di taratura, il dato di velocità rilevato è tecnicamente inattendibile e il ricorso ha basi solide.
  4. Controllare il modello specifico dell’apparecchio. Ogni autovelox ha un numero di matricola e un decreto di omologazione associato. Alcune tipologie di dispositivi sono state oggetto di contenzioso seriale proprio per difetti strutturali nella procedura di omologazione originaria.
  5. Usare l’accesso agli atti prima del ricorso. Presenta istanza di accesso ai sensi della l. 241/1990 direttamente all’ente accertatore per ottenere il fascicolo tecnico dello strumento. Questo passaggio anticipato rafforza la posizione processuale e accelera i tempi dell’opposizione.

Attenzione a

Il termine per proporre opposizione al verbale è di 30 giorni dalla contestazione o dalla notifica (art. 204-bis c.d.s.). Un accesso agli atti mal gestito o tardivo può consumare parte di questa finestra temporale senza produrre la documentazione utile. Coordina l’istanza di accesso in modo che i tempi di risposta dell’ente non superino la metà del termine di impugnazione.

Attenzione anche al rischio di inammissibilità per mancato deposito della cauzione. In alcuni circondari il Giudice di Pace richiede il deposito di una somma pari alla metà della sanzione come condizione di procedibilità. Verifica la prassi locale prima di depositare il ricorso, perché un’opposizione inammissibile per vizio formale vanifica qualsiasi eccezione sulla taratura dell’autovelox.

Guida pratica: come procedere

  1. Verifica il modello e la matricola dell’autovelox
    Dal verbale estrai il tipo di apparecchio e il numero di matricola. Controlla se quel modello ha un decreto di omologazione ministeriale vigente oppure solo un’approvazione precedente alla riforma post Corte Cost. n. 113/2015. Questa informazione orienta tutta la strategia difensiva.
  2. Presenta istanza di accesso agli atti
    Deposita subito una richiesta di accesso documentale ex l. 241/1990 all’ente accertatore (Comune o Polizia Stradale). Chiedi il certificato di omologazione, il verbale di taratura con data di scadenza e la documentazione di installazione del dispositivo. Fissa un termine di risposta compatibile con i 30 giorni di impugnazione.
  3. Verifica la scadenza del certificato di taratura
    Confronta la data del verbale con la scadenza del certificato di taratura ottenuto. Se la taratura era scaduta al momento della rilevazione, la misurazione è tecnicamente inattendibile. Documenta questa circostanza con evidenza grafica nel ricorso.
  4. Deposita il ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni
    Redigi il ricorso ex art. 204-bis c.d.s. evidenziando i vizi di omologazione o taratura come motivi principali. Allega la documentazione ottenuta tramite accesso agli atti o, in alternativa, formula istanza istruttoria per la sua acquisizione d’ufficio. Verifica la prassi locale sul deposito della cauzione.
  5. Chiedi l’acquisizione d’ufficio in udienza
    Se l’ente non ha risposto all’accesso agli atti prima dell’udienza, insisti sull’istanza istruttoria in sede dibattimentale. Il Giudice di Pace può ordinare all’ente di depositare il fascicolo tecnico. L’inerzia dell’ente accertatore nel produrre la documentazione può essere valorizzata come argomento di prova a favore del ricorrente.

Domande frequenti

Come si dimostra che un autovelox non è stato tarato correttamente?

Si richiede all’ente accertatore, tramite accesso agli atti ex l. 241/1990, il certificato di taratura con data e scadenza. Se il documento manca, è scaduto o non copre la data del verbale, si produce questa lacuna come prova in sede di opposizione al Giudice di Pace. L’onere della prova sulla regolare taratura spetta all’ente, non al ricorrente (Cass. Civ. n. 6383/2023).

Qual è la differenza tra autovelox omologato e approvato ai fini dell’opposizione alla multa?

L’omologazione implica una verifica tecnica conforme agli standard metrologici e alla normativa vigente post Corte Cost. n. 113/2015. La mera approvazione ministeriale precedente alla riforma non garantisce quegli standard. Un dispositivo solo approvato, privo di omologazione tipo aggiornata, può essere contestato come strumento non idoneo alla rilevazione ufficiale della velocità.

Quanto tempo ho per fare opposizione alla multa autovelox e come si calcola?

Il termine è di 30 giorni dalla contestazione immediata o dalla notifica del verbale, ai sensi dell’art. 204-bis del Codice della Strada (d.lgs. 285/1992). Il calcolo segue le regole ordinarie: si esclude il giorno iniziale, si include il trentesimo. Se cade di sabato o festivo, il termine slitta al primo giorno lavorativo successivo.

Fonte di riferimento: Diritto.it