Astensione in giunta comunale e validità deliberazione


L’obbligo di astensione di uno o più componenti della giunta comunale può compromettere il raggiungimento del quorum strutturale o funzionale, rendendo la deliberazione annullabile. Il nodo pratico è stabilire se l’astensione riduce il collegio al di sotto del numero legale o se il voto dell’astenuto era determinante per la maggioranza richiesta. Chi assiste un ricorrente o un ente locale deve verificare la composizione effettiva del collegio votante e il tipo di quorum previsto dallo statuto o dalla legge.

Punti chiave

  • Punto 1 — L’astensione obbligatoria riduce il collegio: verificare se si raggiunge ancora il quorum strutturale.
  • Punto 2 — Il quorum funzionale va calcolato sui presenti votanti, non sui componenti teorici della giunta.
  • Punto 3 — La deliberazione adottata senza quorum è annullabile in sede giurisdizionale o in autotutela.

Quando un componente della giunta comunale è obbligato ad astenersi, lo studio legale che segue un ente locale — o chi intende impugnare una deliberazione — deve subito chiedersi una cosa sola: il quorum era ugualmente raggiunto? La risposta cambia tutto, perché un vizio sul numero legale o sulla maggioranza richiesta trasforma un atto amministrativo apparentemente valido in un atto annullabile.

Il tema è approfondito in un recente contributo pubblicato su La Gazzetta degli Enti Locali, che ricostruisce il quadro giurisprudenziale e normativo sulla validità delle deliberazioni di giunta in presenza di obblighi di astensione.

Il contesto normativo

Il riferimento principale è l’art. 78 del d.lgs. 267/2000 (TUEL), che impone agli amministratori locali l’astensione dalla discussione e dal voto quando sussiste un interesse proprio o di parenti ed affini fino al quarto grado. L’art. 38 del medesimo decreto disciplina il funzionamento degli organi collegiali, ma per la giunta si applicano le norme statutarie e regolamentari di ciascun ente in combinato con i principi generali. Sul piano giurisprudenziale, il Consiglio di Stato ha chiarito — da ultimo con orientamenti consolidati delle sezioni — che l’astensione obbligatoria non equivale all’assenza ai fini del quorum strutturale: il consigliere o assessore astenuto è comunque «presente» e concorre al numero legale, ma non vota. Questo principio, però, conosce eccezioni quando lo statuto locale prevede diversamente o quando l’astenuto era l’unico a garantire la maggioranza assoluta richiesta per specifiche deliberazioni.

Cosa cambia per lo studio

  1. Prima di impugnare una deliberazione di giunta, recupera il verbale integrale e conta separatamente: componenti presenti, astenuti obbligatori, votanti favorevoli e contrari. Solo con questi quattro dati puoi valutare il vizio.
  2. Controlla lo statuto comunale: alcuni enti qualificano espressamente l’astenuto come «non votante» ai fini del calcolo della maggioranza, altri no. La difformità rispetto al TUEL è ammessa nei limiti dell’autonomia statutaria ex art. 6 d.lgs. 267/2000.
  3. Se il tuo cliente è l’ente e riceve un ricorso, verifica se il numero degli astenuti era tale da non incidere sul risultato: se la delibera avrebbe passato il quorum anche senza contare gli astenuti tra i presenti, il vizio è inesistente o irrilevante.
  4. Nelle cause di responsabilità erariale, l’astensione omessa — non quella rispettata — espone l’amministratore a profili di responsabilità davanti alla Corte dei Conti per conflitto di interessi, indipendentemente dalla validità formale della delibera.
  5. Tieni d’occhio i termini: il ricorso al TAR contro la deliberazione viziata va notificato entro 60 giorni dalla piena conoscenza dell’atto (art. 29 c.p.a.), senza possibilità di proroga per vizi sopravvenuti.

Attenzione a

Il rischio più frequente è confondere quorum strutturale e quorum funzionale. Il primo riguarda il numero minimo di presenti per la validità della seduta; il secondo riguarda i voti necessari per approvare la deliberazione. Un astenuto può mantenere valida la seduta ma rendere impossibile il raggiungimento della maggioranza richiesta: in quel caso la delibera è viziata anche se la seduta era regolarmente costituita.

Secondo errore comune: trascurare le deliberazioni adottate «all’unanimità dei presenti votanti». Se uno degli originari favorevoli avrebbe dovuto astenersi, l’unanimità è fittizia e il vizio inquina il voto anche quando i numeri sembrano a posto. Questo profilo emerge spesso nei contenziosi su appalti e concessioni comunali dove l’interesse dell’assessore non è dichiarato a verbale.

Domande frequenti

L’assessore astenuto conta ai fini del quorum in giunta comunale?

Secondo l’orientamento prevalente del Consiglio di Stato, l’assessore obbligato ad astenersi è comunque presente e concorre al quorum strutturale della seduta, ma non vota. Tuttavia, se lo statuto comunale qualifica diversamente la sua posizione, il calcolo cambia: verificare sempre la norma statutaria prima di esprimere un parere.

Come si impugna una deliberazione di giunta viziata da mancato obbligo di astensione?

Il rimedio è il ricorso al TAR competente entro 60 giorni dalla piena conoscenza dell’atto, ex art. 29 c.p.a., per violazione dell’art. 78 TUEL e vizio di eccesso di potere. In alternativa, si può sollecitare l’autotutela dell’ente. Il verbale della seduta è il documento centrale: va acquisito subito tramite accesso agli atti.

Cosa rischia l’assessore che non si astiene pur avendo un interesse personale nella delibera?

L’assessore che omette l’astensione obbligatoria ex art. 78 TUEL espone se stesso a responsabilità erariale davanti alla Corte dei Conti se dalla delibera deriva un danno all’ente, e a responsabilità disciplinare. La delibera stessa è annullabile, con possibile rivalsa dell’ente nei confronti dell’amministratore che ha determinato il vizio.

Fonte di riferimento: GazzettaEntiLocali