Il ricorso giurisdizionale contro un’ordinanza di demolizione non sospende automaticamente il termine di 90 giorni previsto dall’art. 31 del D.P.R. 380/2001. Se il proprietario non ottiene una misura cautelare sospensiva, il decorso del termine prosegue indipendentemente dal giudizio pendente. Scaduti i 90 giorni senza demolizione, il bene diventa acquisibile al patrimonio comunale senza ulteriori formalità.
Punti chiave
- Il ricorso al TAR non interrompe né sospende da solo il termine di 90 giorni per la demolizione.
- Solo una misura cautelare sospensiva del giudice blocca concretamente il decorso del termine.
- Senza sospensiva, alla scadenza dei 90 giorni scatta l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale.
Se gestisci ricorsi contro ordinanze di demolizione, aggiorna subito la tua prassi cautelare. La pendenza del giudizio di merito non mette al riparo il cliente dalla perdita dell’immobile: senza sospensiva, i 90 giorni corrono lo stesso e l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale diventa un rischio concreto e immediato.
Il Consiglio di Stato ha confermato che la mera proposizione di un ricorso non produce alcun effetto sospensivo sul termine per adempiere all’ordinanza di demolizione. La notizia è riportata da Diritto.it e si inserisce in un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza amministrativa.
Il contesto normativo
L’art. 31 del D.P.R. 380/2001 (Testo Unico Edilizia) fissa in 90 giorni il termine entro cui il responsabile dell’abuso deve procedere alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi, a decorrere dalla notifica dell’ordinanza comunale. Decorso inutilmente tale termine, il bene e l’area di sedime vengono acquisiti di diritto al patrimonio del Comune, senza che sia necessario un ulteriore provvedimento costitutivo. Il Consiglio di Stato, nel solco di Cons. St., Ad. Plen. n. 9/2017, ha ribadito che il termine ha natura perentoria e che la sua sospensione richiede un atto giurisdizionale espresso — tipicamente il decreto o l’ordinanza cautelare ex art. 55 o 56 c.p.a. — non bastando la pendenza del ricorso.
Cosa cambia per lo studio
- Appena ricevi il mandato su un’ordinanza di demolizione, calcola subito la scadenza dei 90 giorni: è la tua prima priorità, prima ancora dell’analisi di merito.
- Deposita contestualmente al ricorso la domanda cautelare e, se la scadenza è imminente, richiedi un decreto monocratico inaudita altera parte ex art. 56 c.p.a. per bloccare il termine.
- Informa il cliente per iscritto che la sola notifica del ricorso non lo protegge: senza sospensiva, i 90 giorni proseguono e il rischio di acquisizione coattiva resta intatto.
- Monitora l’udienza cautelare: se il TAR fissa l’udienza oltre la scadenza dei 90 giorni, torna necessario il decreto d’urgenza monocratico.
- Verifica se il Comune ha già avviato il procedimento di accertamento dell’inottemperanza ex art. 31, co. 4, D.P.R. 380/2001, perché tale atto consolida l’acquisizione e riduce ulteriormente i margini di manovra.
Attenzione a
Il primo errore da evitare è confidare in una prassi locale di “attesa dell’esito del ricorso” da parte dell’ufficio tecnico comunale. Alcuni Comuni storicamente non davano seguito immediato alle ordinanze durante il contenzioso, ma questa tolleranza non ha basi giuridiche e non fa decorrere diversamente il termine: se il giudice non sospende, l’acquisizione opera automaticamente alla scadenza.
Il secondo rischio riguarda i ricorsi proposti a ridosso della scadenza o dopo che i 90 giorni sono già decorsi. In quel caso il giudizio può ancora annullare l’ordinanza originaria, ma l’eventuale acquisizione già perfezionatasi richiede un separato procedimento — spesso una restitutio in integrum difficile da ottenere — perché l’effetto acquisitivo si è prodotto ex lege e non viene travolto automaticamente dall’annullamento dell’ordinanza di demolizione.
Domande frequenti
Il ricorso al TAR sospende i 90 giorni per demolire un abuso edilizio?
No. La semplice proposizione del ricorso non produce alcun effetto sospensivo sul termine di 90 giorni previsto dall’art. 31 D.P.R. 380/2001. Per bloccare il decorso del termine occorre ottenere una misura cautelare sospensiva espressa dal TAR, come un decreto monocratico ex art. 56 c.p.a. o un’ordinanza cautelare ex art. 55 c.p.a.
Cosa succede se scadono i 90 giorni dall’ordinanza di demolizione senza che sia stata ottenuta la sospensiva?
Alla scadenza dei 90 giorni il bene abusivo e l’area di sedime vengono acquisiti di diritto al patrimonio del Comune, senza necessità di un ulteriore provvedimento costitutivo. Il Comune procede poi con l’accertamento formale dell’inottemperanza ex art. 31, co. 4, D.P.R. 380/2001 e, se non demolisce entro 30 giorni, trasmette gli atti alla Procura.
L’annullamento dell’ordinanza di demolizione da parte del TAR reintegra il proprietario nell’immobile già acquisito dal Comune?
Non automaticamente. Se l’acquisizione si è già perfezionata prima della sentenza di annullamento, il proprietario deve azionare un separato rimedio per ottenere la restituzione o il risarcimento. La giurisprudenza distingue tra l’effetto caducatorio dell’annullamento sull’ordinanza e gli effetti già prodottisi sull’acquisizione patrimoniale, che richiedono un’apposita pronuncia.
Fonte di riferimento: Diritto.it