Dal 19 marzo 2026 le pubbliche amministrazioni hanno 12 mesi per aderire al sistema IT-Wallet e accettare documenti digitali presentati tramite il portafoglio elettronico nazionale. Per uno studio legale questo significa che entro marzo 2027 qualsiasi interlocuzione con uffici pubblici potrà avvenire con identificazione digitale certificata, con ricadute dirette sulla gestione delle deleghe, delle procure e del riconoscimento del cliente. IPZS gestisce l’infrastruttura dei documenti digitali e PagoPA coordina l’integrazione dei servizi, secondo la ripartizione stabilita dal decreto.
Punti chiave
- Punto 1 — La PA deve aderire all’IT-Wallet entro 12 mesi dal decreto 19 marzo 2026.
- Punto 2 — IPZS gestisce i documenti digitali, PagoPA integra i servizi nella piattaforma.
- Punto 3 — Entro marzo 2027 l’identificazione digitale sarà standard nei rapporti con gli uffici pubblici.
Entro marzo 2027 presentarsi a uno sportello pubblico con il documento fisico diventa facoltativo, non obbligatorio. Il portafoglio digitale IT-Wallet, attivato operativamente dal decreto 19 marzo 2026, obbliga ogni amministrazione pubblica ad accettare i documenti in formato digitale certificato. Per uno studio legale che gestisce pratiche amministrative, istanze, accessi agli atti e deleghe, questo cambia le modalità operative di identificazione del cliente e del professionista stesso.
La notizia arriva da La Gazzetta degli Enti Locali: il decreto del 19 marzo 2026 fissa in 12 mesi il termine per l’adesione obbligatoria della PA al sistema IT-Wallet, chiarendo i ruoli di IPZS (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato) per la gestione dei documenti digitali e di PagoPA per l’integrazione dei servizi nella piattaforma.
Il contesto normativo
Il decreto del 19 marzo 2026 si inserisce nel quadro del Codice del Consumo Digitale europeo e della normativa nazionale sull’identità digitale, in particolare il d.lgs. 82/2005 (Codice dell’Amministrazione Digitale), che all’art. 64 già prevedeva l’obbligo per le PA di accettare strumenti di identificazione elettronica. Il regolamento europeo eIDAS 2.0 (Reg. UE 1183/2024), applicabile agli Stati membri, ha imposto l’introduzione del portafoglio europeo di identità digitale, di cui l’IT-Wallet è la declinazione nazionale. Il decreto di marzo 2026 traduce quegli obblighi in scadenze operative concrete per ogni singolo ufficio pubblico italiano.
Cosa cambia per lo studio
- Nelle pratiche amministrative gestite per conto del cliente, il professionista deve verificare se l’ufficio destinatario ha già aderito all’IT-Wallet o rientra ancora nel periodo transitorio dei 12 mesi: fino a marzo 2027 la doppia modalità — cartacea e digitale — coesiste.
- Le procure speciali e le deleghe per accesso agli atti vanno aggiornate per contemplare espressamente l’identificazione tramite IT-Wallet, evitando contestazioni sulla forma del documento esibito dal delegato.
- Negli appalti pubblici e nelle gare, i documenti di identità allegati alle offerte potranno essere prodotti in formato IT-Wallet: conviene già ora verificare se le stazioni appaltanti con cui si lavora hanno recepito il sistema.
- Per i clienti persone fisiche, l’IT-Wallet contiene patente, carta d’identità e tessera sanitaria digitali: il momento del conferimento dell’incarico e l’identificazione ai fini antiriciclaggio (d.lgs. 231/2007) possono essere assolti con questi strumenti, ma occorre conservare evidenza del documento digitale consultato.
- Negli accessi agli atti ex art. 22 l. 241/1990, la PA aderente all’IT-Wallet può richiedere l’identificazione digitale come unica modalità ammessa: predisporre flussi interni che gestiscano questa evenienza evita ritardi nelle istanze urgenti.
Attenzione a
Il rischio principale riguarda il periodo transitorio: fino a marzo 2027 non tutte le PA saranno adeguate, ma alcune lo saranno già. Presentare documentazione cartacea a un ufficio che ha già attivato il sistema digitale non invalida l’atto, ma può generare disguidi procedurali e allungare i tempi di risposta. Tieni traccia dell’elenco degli enti aderenti, che IPZS e PagoPA aggiorneranno progressivamente.
Sul fronte antiriciclaggio, attenzione a non trattare il documento IT-Wallet come equivalente automatico all’identificazione cartacea senza conservarne copia o log di verifica. Il d.lgs. 231/2007 impone obblighi di adeguata verifica documentata: un’identificazione digitale non tracciata internamente espone lo studio a contestazioni in sede di ispezione.
Domande frequenti
La PA è obbligata ad accettare documenti IT-Wallet già ora?
No, non immediatamente. Il decreto 19 marzo 2026 fissa un termine di 12 mesi per l’adeguamento obbligatorio. Fino a marzo 2027 le amministrazioni sono in fase transitoria: alcune hanno già aderito volontariamente, altre no. Verificare caso per caso prima di presentare documentazione solo in formato digitale è la prassi più sicura.
L’identificazione tramite IT-Wallet è valida ai fini antiriciclaggio?
In linea di principio sì, perché i documenti contenuti nell’IT-Wallet hanno valore legale equivalente agli originali fisici. Tuttavia il d.lgs. 231/2007 impone di conservare evidenza documentale dell’identificazione effettuata. Il professionista deve quindi acquisire e conservare un log o una copia del documento digitale verificato, non limitarsi alla sola verifica visiva.
Come va aggiornata la procura speciale per chi usa IT-Wallet allo sportello?
La procura va integrata con una clausola che autorizza espressamente il delegato a identificarsi tramite documento digitale contenuto nel portafoglio IT-Wallet, specificando i tipi di documento ammessi (carta d’identità digitale, patente digitale). In assenza di questa indicazione, alcuni uffici potrebbero sollevare eccezioni sulla corrispondenza tra delegante e documento esibito.
Fonte di riferimento: GazzettaEntiLocali