Il nuovo vademecum operativo ANAC sul whistleblowing aggiorna le istruzioni pratiche per le imprese soggette al d.lgs. 24/2023, con indicazioni su canali interni, gestione delle segnalazioni e misure anti-ritorsione. Gli studi legali che assistono aziende con più di 50 dipendenti devono verificare subito la conformità dei modelli adottati ai nuovi standard ANAC. Chi non ha ancora attivato il canale interno è già in ritardo: la scadenza per le imprese con 50-249 dipendenti era fissata al 17 dicembre 2023.
Punti chiave
- Punto 1 — Le imprese con almeno 50 dipendenti devono avere un canale interno attivo dal 17 dicembre 2023.
- Punto 2 — Il vademecum ANAC 2026 aggiorna i requisiti operativi per la gestione delle segnalazioni whistleblowing.
- Punto 3 — Le sanzioni per omessa istituzione del canale arrivano fino a 50.000 euro ai sensi del d.lgs. 24/2023.
Se assisti imprese con più di 50 dipendenti, il vademecum operativo pubblicato da ANAC nel 2026 è un documento che non puoi ignorare quando fai una due diligence sulla compliance o aggiorni le procedure interne del cliente. I modelli adottati frettolosamente nel 2023 rischiano di non rispettare le istruzioni operative più recenti, esponendo l’azienda a sanzioni e il cliente a responsabilità dirette del gestore delle segnalazioni.
ANAC ha pubblicato un nuovo documento di indirizzo operativo sul whistleblowing che integra le linee guida del 2023 con chiarimenti procedurali su come strutturare il canale interno, trattare le segnalazioni anonime e documentare le misure adottate contro le ritorsioni. La notizia è riportata da Diritto.it.
Il contesto normativo
Il riferimento centrale resta il d.lgs. 10 marzo 2023, n. 24, che ha recepito la Direttiva UE 2019/1937. L’art. 4 del decreto impone ai soggetti del settore privato con almeno 50 dipendenti l’attivazione di canali interni riservati. L’art. 19 disciplina le sanzioni amministrative: da 10.000 a 50.000 euro per omessa istituzione del canale, per ritorsioni accertate o per aver ostacolato la segnalazione. Le Linee guida ANAC del 2023 (delibera n. 311 del 12 luglio 2023) costituiscono il riferimento interpretativo ufficiale, ora integrato dal vademecum 2026.
Cosa cambia per lo studio
- Verifica immediatamente che il canale interno del cliente garantisca la riservatezza dell’identità del segnalante durante tutte le fasi, non solo alla ricezione: il vademecum specifica requisiti tecnici minimi per i sistemi informatici adottati.
- Controlla che la policy aziendale identifichi per iscritto il gestore delle segnalazioni, persona fisica o ufficio, con autonomia operativa documentata: ANAC chiarisce che la delega generica al responsabile HR non è sufficiente.
- Aggiorna i modelli 231 dei clienti che li hanno adottati: il canale whistleblowing deve essere coordinato con l’OdV, ma il gestore delle segnalazioni non coincide necessariamente con esso.
- Adegua le procedure al trattamento delle segnalazioni anonime: il d.lgs. 24/2023 non obbliga a trattarle, ma il vademecum indica criteri per valutare quando farlo, e ignorarle sistematicamente può diventare un indicatore negativo in caso di ispezione.
- Forma il personale coinvolto: il vademecum insiste sulla necessità di istruire chi riceve e gestisce le segnalazioni, con documentazione tracciabile delle sessioni formative.
Attenzione a
Il primo errore ricorrente è trattare il whistleblowing come un adempimento una-tantum. L’attivazione del canale nel 2023 non esaurisce l’obbligo: le procedure vanno aggiornate, monitorate e documentate continuativamente. ANAC può avviare ispezioni anche su segnalazione di terzi, e una procedura formalmente attiva ma sostanzialmente inerte è sanzionabile quanto l’assenza totale del canale.
Il secondo rischio riguarda la sovrapposizione tra canale whistleblowing e altri strumenti aziendali, come la casella di posta del compliance officer o il registro dei reclami. Tenere tutto separato, con accessi limitati e log di sistema, non è una precauzione burocratica: è uno dei requisiti che il vademecum considera esplicitamente nei criteri di valutazione della conformità.
Domande frequenti
Quali imprese sono obbligate ad attivare il canale whistleblowing in Italia?
Sono obbligate le imprese private con almeno 50 dipendenti, ai sensi dell’art. 4 del d.lgs. 24/2023. La soglia si calcola sulla media annua dei lavoratori. Per le imprese con 50-249 dipendenti la scadenza era il 17 dicembre 2023; per quelle con 250 o più dipendenti era il 15 luglio 2023. Chi non ha ancora adempiuto è già esposto alle sanzioni previste dall’art. 19 del decreto.
Quanto sono le sanzioni per chi non rispetta la normativa whistleblowing?
L’art. 19 del d.lgs. 24/2023 prevede sanzioni da 10.000 a 50.000 euro per omessa istituzione del canale, per ritorsioni nei confronti del segnalante e per chi ostacola o tenta di ostacolare la segnalazione. ANAC è l’autorità competente ad applicarle, anche su segnalazione di dipendenti o sindacati.
Il vademecum ANAC 2026 sul whistleblowing è vincolante per le imprese?
Il vademecum ha natura di atto di indirizzo operativo, non di fonte normativa primaria. Tuttavia, nei procedimenti sanzionatori ANAC lo utilizza come parametro di riferimento per valutare la conformità delle procedure aziendali. Discostarsi dalle indicazioni del vademecum senza una giustificazione documentata espone l’impresa a contestazioni in sede ispettiva.
Fonte di riferimento: Diritto.it