Vigilanza sul lavoro con AI cosa cambia per lo studio


L’Ispettorato Nazionale del Lavoro sta integrando sistemi di analisi predittiva basati su AI per orientare le ispezioni verso le aziende statisticamente più a rischio di irregolarità. Questo significa che un cliente con determinati profili di rischio — settore edile, alta rotazione contrattuale, uso massiccio di appalti — può finire nel mirino ispettivo prima ancora di commettere una violazione formale. Il difensore deve anticipare la valutazione algoritmica, non solo reagire all’ispezione già avviata.

Punti chiave

  • Punto 1 — L’INL seleziona i cantieri da ispezionare anche tramite algoritmi predittivi basati su dati INPS e INAIL.
  • Punto 2 — Il profilo di rischio algoritmico dell’azienda può giustificare l’accesso ispettivo senza segnalazione preventiva.
  • Punto 3 — Il difensore può contestare la legittimità dell’ispezione se la selezione algoritmica viola il Regolamento UE 2016/679 o l’art. 22 GDPR.

Se assisti aziende in materia di diritto del lavoro, il perimetro della tua consulenza preventiva si è appena allargato. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro sta affiancando agli strumenti tradizionali di vigilanza sistemi algoritmici capaci di incrociare dati contributivi, contrattuali e infortunistici per individuare i soggetti da ispezionare con priorità. Il tuo cliente non riceve più solo un rischio di ispezione casuale: riceve un punteggio di rischio.

L’analisi pubblicata da Diritto.it ricostruisce il quadro in cui l’INL si muove verso una vigilanza «intelligente», capace di anticipare le violazioni anziché accertarle a posteriori. Il modello si avvicina a quello già operativo in altri Paesi UE, dove l’algoritmo assegna uno score di rischio alle imprese prima che l’ispettore varca la porta.

Il contesto normativo

Il riferimento centrale è l’art. 22 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR), che vieta le decisioni basate esclusivamente su trattamento automatizzato quando producono effetti giuridici significativi sull’interessato. Un’ispezione selezionata per via algoritmica senza supervisione umana qualificata rientra potenzialmente in questa ipotesi. Sul piano nazionale, il d.lgs. 14 settembre 2015, n. 149 definisce le attribuzioni dell’INL e i criteri di programmazione dell’attività ispettiva, senza tuttavia disciplinare espressamente l’uso di sistemi automatizzati. Il Garante per la protezione dei dati personali ha già affrontato profili analoghi nel Provvedimento n. 234 del 22 giugno 2023 sul cosiddetto «scraping» previdenziale, chiarendo che il riutilizzo di dati pubblici a fini di profilazione richiede una base giuridica autonoma e proporzionata.

Cosa cambia per lo studio

  1. Prima dell’ispezione, puoi chiedere al cliente di verificare la propria posizione su DURC, flussi Uniemens e denunce INAIL: sono esattamente i dataset che alimentano i modelli predittivi dell’INL. Una posizione anomala su questi archivi aumenta lo score di rischio.
  2. In sede di difesa post-ispezione, verifica se il verbale indica la modalità di selezione del soggetto ispezionato. Se l’azienda è stata selezionata tramite sistema automatizzato, puoi eccepire la violazione dell’art. 22 GDPR e richiedere all’INL di esibire la logica dell’algoritmo ai sensi dell’art. 15, par. 1, lett. h) del Regolamento.
  3. Aggiorna i contratti di consulenza continuativa: la mappatura del profilo algoritmico dell’azienda cliente diventa un’attività di due diligence ordinaria, non straordinaria.
  4. Nei settori edile, logistica e ristorazione — dove la densità ispettiva è storicamente più alta — proponi al cliente un audit preventivo semestrale degli indicatori contributivi, prima che li analizzi l’algoritmo dell’INL.
  5. Monitora le linee guida che l’INL dovrà adottare sull’uso dell’AI: il d.lgs. 24 gennaio 2024, n. 9 (recepimento della Direttiva whistleblowing) ha già mostrato come strumenti di segnalazione digitale possano interagire con i flussi ispettivi.

Attenzione a

Il rischio principale è attendere l’ispezione per capire come funziona l’algoritmo. A quel punto sei in posizione reattiva, con termini di difesa stretti e verbali già redatti. La finestra utile per contestare la legittimità della profilazione automatizzata si apre prima dell’accesso ispettivo, non dopo.

Secondo rischio: confondere la trasparenza algoritmica con un diritto automaticamente azionabile. L’art. 22 GDPR si applica quando la decisione è esclusivamente automatizzata. Se l’INL dimostra che un funzionario ha validato la selezione, l’eccezione cade. Costruisci la difesa su più piani: vizio procedurale, proporzionalità della base giuridica, eventuale eccesso di potere istruttorio.

Domande frequenti

L’ispettorato del lavoro può selezionare un’azienda da ispezionare tramite algoritmo?

Attualmente non esiste una norma che lo vieti espressamente, ma l’art. 22 del GDPR impone che le decisioni con effetti giuridici significativi non siano basate esclusivamente su trattamento automatizzato. Se l’INL usa un algoritmo senza supervisione umana qualificata nella selezione, la legittimità dell’accesso ispettivo è contestabile. Occorre chiedere all’ente di esibire la logica del sistema ai sensi dell’art. 15 GDPR.

Come difendersi da un’ispezione INL avviata per profilazione algoritmica?

Presentare istanza di accesso agli atti per conoscere i criteri di selezione del soggetto ispezionato. Se emerge che la scelta è stata automatizzata senza intervento umano documentato, eccepire la violazione dell’art. 22 GDPR nel ricorso avverso il verbale. Parallelamente, segnalare al Garante per la protezione dei dati personali il trattamento contestato.

Quali dati usa l’INL per costruire il profilo di rischio di un’azienda?

I modelli predittivi già sperimentati in Italia incrociano principalmente flussi Uniemens, posizioni DURC, denunce INAIL per infortuni, tipologie contrattuali e ricorso ad appalti e subappalti. Le aziende con anomalie su questi indicatori ottengono uno score più alto e quindi una probabilità maggiore di essere selezionate per l’ispezione in modo prioritario.

Fonte di riferimento: Diritto.it