AI audiovisivo UE e revisione AVMSD cosa cambia per gli studi


La revisione della Direttiva sui Servizi di Media Audiovisivi (AVMSD, Dir. 2018/1808/UE) in chiave AI apre fronti nuovi per chi assiste produttori, distributori e piattaforme: obblighi di trasparenza algoritmica, tutela del diritto d’autore sulle opere generate o rielaborate con IA, e regole sulla discoverability dei contenuti europei. Chi opera nel settore deve mappare già ora i contratti in essere per verificarne la tenuta rispetto ai nuovi obblighi in arrivo.

Punti chiave

  • Punto 1 — La revisione AVMSD inserirà obblighi di trasparenza algoritmica per le piattaforme che usano AI nella raccomandazione dei contenuti.
  • Punto 2 — I contratti audiovisivi esistenti vanno verificati rispetto alle clausole su diritti d’autore e opere generate con intelligenza artificiale.
  • Punto 3 — L’AI Act (Reg. UE 2024/1689) si sovrappone alla revisione AVMSD: la doppia conformità diventa un rischio concreto di gap regolatorio.

Per uno studio che assiste imprese audiovisive, piattaforme di streaming o produttori indipendenti, la revisione della Direttiva AVMSD non è un cantiere lontano. I fronti aperti — trasparenza degli algoritmi di raccomandazione, titolarità dei diritti sulle opere create con IA, tutela dei lavoratori creativi — si traducono in clausole contrattuali da rivedere, compliance da costruire e contenziosi già latenti.

Secondo quanto riportato da Agenda Digitale, l’IA sta trasformando l’intera filiera audiovisiva europea — dalla produzione alla distribuzione — e la revisione della Direttiva sui Servizi di Media Audiovisivi (AVMSD, Dir. 2018/1808/UE) diventa il principale banco di prova per una regolazione proporzionata e coerente con il quadro digitale UE già in vigore.

Il contesto normativo

La base è la Dir. 2018/1808/UE (AVMSD), recepita in Italia con il d.lgs. 8 novembre 2021, n. 208, che ha aggiornato il Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi. L’art. 7-bis del d.lgs. 208/2021 impone già alle piattaforme di condivisione video obblighi di trasparenza sui sistemi di raccomandazione. La revisione in corso dovrà raccordarsi con il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), applicabile dal 2 agosto 2026 per la maggior parte delle disposizioni, che classifica alcuni sistemi di raccomandazione audiovisiva come sistemi AI ad alto rischio se incidono sull’accesso all’informazione. Sul fronte dei diritti d’autore, il riferimento resta la Dir. 2019/790/UE (Copyright nella Digital Single Market), recepita con d.lgs. 8 novembre 2021, n. 177, e in particolare l’art. 3 sulla text and data mining: qualunque sistema di AI addestrato su opere audiovisive senza opt-out del titolare espone a responsabilità risarcitoria.

Cosa cambia per lo studio

  1. Revisione dei contratti audiovisivi in essere. Le clausole standard su cessione dei diritti non coprono l’utilizzo delle opere come dataset di addestramento per sistemi AI. Ogni contratto di produzione o licenza va integrato con una clausola esplicita sull’uso AI, anche ai sensi dell’art. 110 l. 633/1941 (legge autore), che richiede forma scritta per la cessione di diritti di utilizzazione.
  2. Compliance duale AI Act + AVMSD. Le piattaforme che usano algoritmi di raccomandazione devono già oggi valutare se tali sistemi rientrano nelle categorie ad alto rischio dell’AI Act. Il doppio presidio normativo genera obblighi sovrapposti che vanno mappati prima che la revisione AVMSD li renda cogenti.
  3. Discoverability e quote europee. L’art. 13 AVMSD impone alle piattaforme on-demand una quota minima del 30% di opere europee nel catalogo. I nuovi algoritmi AI che gestiscono la raccomandazione possono svuotare di fatto quest’obbligo: chi assiste piattaforme deve verificare che i sistemi automatizzati non erodano la visibilità delle opere europee in catalogo.
  4. Tutela dei lavoratori creativi. Il dibattito europeo include la protezione dei diritti residuali degli autori e degli interpreti quando l’AI replica o sostituisce la loro prestazione. Sul piano contrattuale, è il momento di inserire clausole di equa remunerazione ispirate all’art. 18-bis l. 633/1941, oggi applicato principalmente in ambito musicale.
  5. Trasparenza algoritmica verso gli utenti. La revisione AVMSD prevede obblighi di spiegabilità delle raccomandazioni automatizzate. Chi redige i termini di servizio per piattaforme deve anticipare questi requisiti, allineandosi al modello già previsto dall’art. 27 del Regolamento DSA (Reg. UE 2022/2065).

Attenzione a

Gap temporale tra AI Act e revisione AVMSD. L’AI Act entra in vigore per scaglioni fino al 2027, mentre la revisione AVMSD è ancora in fase di consultazione. Nel periodo intermedio esistono obblighi parziali e sovrapposti: un’impresa audiovisiva che si adegua solo all’AI Act potrebbe risultare non conforme alla futura AVMSD e viceversa. Costruire oggi una compliance modulare — invece di intervenire a silos — è l’unico modo per contenere il rischio.

Titolarità delle opere generate con AI. In Italia l’art. 1 l. 633/1941 tutela le opere dell’ingegno di carattere creativo: un’opera generata autonomamente da un sistema AI, senza apporto creativo umano identificabile, non è attualmente proteggibile. Nei contratti di produzione che coinvolgono strumenti AI generativa, non chiarire in anticipo chi è il titolare dei diritti sull’output espone il committente a contenziosi sulla proprietà del materiale prodotto.

Domande frequenti

Un’opera generata con AI è tutelata dal diritto d’autore italiano?

No, in base all’art. 1 della legge 633/1941 la tutela autorale richiede un apporto creativo umano identificabile. Un’opera prodotta autonomamente da un sistema AI senza intervento creativo dell’uomo non è proteggibile. Nei contratti è quindi essenziale definire esplicitamente il ruolo dell’autore umano nel processo generativo per non perdere la copertura autoriale sull’output.

Le piattaforme streaming devono già adeguarsi all’AI Act per gli algoritmi di raccomandazione?

L’AI Act (Reg. UE 2024/1689) è in vigore dal 1° agosto 2024 con applicazione scaglionata: la maggior parte degli obblighi sui sistemi ad alto rischio scatta dal 2 agosto 2026. Le piattaforme devono però avviare ora la classificazione dei propri sistemi di raccomandazione per verificare se ricadono nelle categorie ad alto rischio e pianificare la compliance in tempo utile.

Come si tutela un autore audiovisivo se un sistema AI è stato addestrato sulle sue opere senza consenso?

L’art. 3 della Dir. 2019/790/UE, recepita con d.lgs. 177/2021, consente il text and data mining a fini commerciali solo se il titolare non ha esercitato il diritto di opt-out. In assenza di tale riserva espressa, l’utilizzo dell’opera come dataset di addestramento configura una violazione del diritto di riproduzione, con possibile azione risarcitoria ex art. 158 l. 633/1941.

Fonte di riferimento: AgendaDigitale