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Accesso magistratura percorsi e requisiti giudice


In Italia l’accesso alla magistratura ordinaria passa obbligatoriamente per il concorso pubblico bandito dal Ministero della Giustizia, disciplinato dal d.lgs. 160/2006. Il candidato deve essere laureato in giurisprudenza con laurea magistrale a ciclo unico e superare tre prove scritte e un orale su materie giuridiche fondamentali. La frequenza della Scuola Superiore della Magistratura a Scandicci segue il superamento del concorso e precede la nomina definitiva.

Punti chiave

  • Il concorso in magistratura ordinaria è disciplinato dal d.lgs. 160/2006 e richiede laurea magistrale in giurisprudenza.
  • Il tirocinio presso la Scuola Superiore della Magistratura dura 18 mesi ed è obbligatorio prima della nomina.
  • I praticanti avvocati possono partecipare al concorso dopo 18 mesi di pratica, ai sensi dell’art. 2 d.lgs. 160/2006.

Per uno studio legale che segue giovani collaboratori o tirocinanti, conoscere con precisione i requisiti e le tappe del percorso verso la magistratura permette di orientare chi valuta questa strada — evitando aspettative sbagliate e perdite di tempo. La questione riguarda anche chi intende presentare domanda di tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari, strumento sempre più usato per avvicinarsi alla carriera togata.

L’occasione per tornare su questo tema arriva da un’iniziativa della magistratura britannica: studenti dell’Università di West London hanno trascorso una giornata alla Royal Courts of Justice incontrando giudici di alto grado. L’evento, descritto dalla magistratura del Regno Unito come un modo per rendere la carriera giudiziaria «concretamente raggiungibile», ha riacceso il dibattito sull’orientamento professionale verso le toghe. Leggi la notizia originale.

Il contesto normativo

In Italia la carriera in magistratura ordinaria è regolata dal d.lgs. 5 aprile 2006, n. 160 (ordinamento della magistratura), modificato dalla riforma Cartabia (d.lgs. 44/2024). L’art. 2 del d.lgs. 160/2006 fissa i requisiti di ammissione al concorso: laurea magistrale in giurisprudenza a ciclo unico, più una delle seguenti qualifiche aggiuntive — diploma di specializzazione in professioni legali, dottorato di ricerca in materie giuridiche, abilitazione all’esercizio della professione forense, oppure 18 mesi di pratica forense regolarmente certificata. Il Consiglio Superiore della Magistratura, con delibera del 22 marzo 2023, ha inoltre chiarito i criteri di valutazione delle prove scritte dopo le modifiche introdotte dalla riforma. Per la magistratura amministrativa vale invece il concorso separato presso il Consiglio di Stato, disciplinato dal d.lgs. 104/2010, art. 19.

Cosa cambia per lo studio

  1. Verifica i requisiti del collaboratore prima che si iscriva al concorso. Dal 2024, la riforma Cartabia ha inasprito i criteri di valutazione delle prove scritte: il voto di laurea conta nella formazione della graduatoria finale. Un 105/110 pesa meno di quanto molti candidati credano.
  2. Il tirocinio presso gli uffici giudiziari (art. 73, d.l. 69/2013, conv. in l. 98/2013) vale come requisito aggiuntivo. Diciotto mesi di tirocinio formativo completati con esito positivo abilitano alla partecipazione al concorso in magistratura ordinaria, esattamente come la pratica forense.
  3. La specializzazione biennale nelle scuole di specializzazione per le professioni legali (SSPL) è ancora una via percorribile. Il diploma rilasciato ai sensi del d.lgs. 398/1997 costituisce titolo autonomo per l’ammissione al concorso, a prescindere dall’abilitazione forense.
  4. Chi supera il concorso entra alla Scuola Superiore della Magistratura per 18 mesi. Durante questo periodo il candidato non esercita ancora funzioni giudiziarie e non percepisce lo stipendio pieno: dettaglio rilevante se stai pianificando la fuoriuscita di un collaboratore dallo studio.
  5. Il bando viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale — 4a serie speciale — di norma ogni due anni. Monitorare le uscite del bando permette allo studio di pianificare per tempo la sostituzione di figure chiave.

Attenzione a

Errore frequente: confondere l’abilitazione forense con il superamento del concorso in magistratura. L’esame di Stato da avvocato abilita alla professione forense, non alla magistratura. Molti tirocinanti credono che superare l’esame da avvocato costituisca una corsia preferenziale: è soltanto uno dei requisiti di ammissione al concorso, non un vantaggio nelle prove.

Rischio concreto: perdere un collaboratore formato senza preavviso. Il d.lgs. 160/2006 non prevede obblighi di comunicazione preventiva da parte del candidato verso il datore di lavoro. Se un praticante o un avvocato junior partecipa al concorso e lo supera, può lasciare lo studio con i termini ordinari del contratto. Regola nel contratto di collaborazione una clausola di preavviso rafforzato se la figura è strategica per lo studio.

Domande frequenti

Quanti anni ci vogliono per diventare magistrato in Italia?

Dopo la laurea magistrale in giurisprudenza (5 anni), servono almeno 18 mesi di pratica o specializzazione per accedere al concorso. Il concorso stesso dura mediamente 12-18 mesi tra prove e graduatoria. A ciò si aggiungono 18 mesi alla Scuola Superiore della Magistratura. Il percorso minimo dalla laurea alla nomina si attesta tra i 4 e i 6 anni.

Un praticante avvocato può partecipare al concorso in magistratura senza abilitazione?

Sì. L’art. 2 del d.lgs. 160/2006 ammette al concorso chi ha svolto almeno 18 mesi di pratica forense regolarmente certificata dall’ordine degli avvocati, anche senza aver ancora sostenuto l’esame di Stato. L’abilitazione forense è solo uno dei titoli alternativi richiesti, non l’unico.

Cosa prevede la riforma Cartabia per il concorso in magistratura?

Il d.lgs. 44/2024 (riforma Cartabia) ha modificato i criteri di valutazione delle prove scritte, introducendo un peso maggiore per il voto di laurea nella formazione del punteggio finale. Ha inoltre rafforzato il percorso di aggiornamento professionale continuo per i magistrati già in servizio, incidendo indirettamente sulla composizione delle commissioni esaminatrici.

Fonte di riferimento: JudiciaryUK

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