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TFR non versato all’INPS il lavoratore ha diritto alla liquidazione


Se il datore di lavoro non ha versato i contributi TFR al Fondo di Tesoreria INPS, il lavoratore conserva intatto il diritto alla liquidazione. L’INPS non può opporre l’inadempimento del datore come causa di esclusione dal pagamento. Il rapporto tra datore e INPS è distinto da quello tra datore e lavoratore: l’omissione contributiva riguarda solo i primi due.

Punti chiave

  • Punto 1 — L’INPS deve pagare il TFR al lavoratore anche se il datore non ha mai versato i contributi.
  • Punto 2 — L’inadempimento del datore verso il Fondo di Tesoreria non estingue né riduce il credito del dipendente.
  • Punto 3 — Lo studio può agire direttamente contro l’INPS per ottenere il TFR senza coinvolgere il datore.

Per gli studi che assistono lavoratori dipendenti di grandi aziende, la Cassazione chiude una via di fuga che l’INPS aveva spesso tentato di percorrere: l’ente non può rifiutarsi di pagare il TFR adducendo che il datore non ha versato i contributi al Fondo di Tesoreria. Il lavoratore ha un diritto autonomo alla liquidazione, indipendente dall’adempimento del suo datore.

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 11569 del 30 aprile 2024, ha stabilito che l’omissione contributiva del datore verso l’INPS è una vicenda interna tra questi due soggetti, che non si riflette sul diritto del lavoratore. Puoi leggere l’analisi completa su AvvocatoAndreani.

Il contesto normativo

Dal 1° gennaio 2007, i datori di lavoro con almeno 50 dipendenti sono obbligati a versare le quote di TFR maturande al Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS, ai sensi dell’art. 1, commi 755 e seguenti, della legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007). Il lavoratore, al momento della cessazione del rapporto, vanta un credito nei confronti dell’INPS per la quota di TFR così accantonata. La Cassazione n. 11569/2024 si inserisce nel solco del principio generale per cui l’obbligazione contributiva del datore verso l’ente previdenziale è autonoma rispetto all’obbligazione retributiva verso il lavoratore, già consolidato in materia pensionistica dall’art. 2116 c.c., e ne estende la logica al TFR trasferito al Fondo di Tesoreria.

Cosa cambia per lo studio

  1. Puoi agire direttamente contro l’INPS per il pagamento del TFR, senza dover prima escutere il datore o dimostrare l’insolvenza di quest’ultimo.
  2. Se l’INPS oppone l’omissione contributiva del datore come eccezione, hai un precedente di legittimità specifico — Cass. Lav. n. 11569/2024 — da citare già nel ricorso ex art. 414 c.p.c.
  3. Nei casi in cui il datore sia fallito o in liquidazione, questa pronuncia rafforza la posizione del lavoratore: il credito TFR verso l’INPS non entra nella massa passiva e non subisce i riparti fallimentari.
  4. Nella fase stragiudiziale, puoi diffidare l’INPS al pagamento intero entro un termine definito, richiamando espressamente la sentenza: riduce i tempi e aumenta la pressione sull’ente prima del contenzioso.
  5. Verifica sempre se il datore aveva effettivamente 50 o più dipendenti al momento della maturazione del TFR: sotto quella soglia il Fondo di Tesoreria non è coinvolto e il credito rimane esclusivamente verso il datore.

Attenzione a

Il principio vale per il TFR conferito al Fondo di Tesoreria INPS, non per quello destinato a fondi pensione complementari: per questi ultimi il regime è diverso e la responsabilità dell’INPS non è automaticamente estensibile. Prima di impostare la strategia, verifica dove il TFR del tuo cliente è stato (o avrebbe dovuto essere) accantonato.

Un secondo rischio riguarda la prescrizione: il diritto al TFR si prescrive in cinque anni dalla cessazione del rapporto di lavoro (art. 2948, n. 5, c.c.). Se il lavoratore ha aspettato, calcola con attenzione la data di decorrenza prima di notificare qualsiasi atto, perché l’INPS eccepisce la prescrizione in modo sistematico.

Domande frequenti

Se l’INPS non ha ricevuto i contributi TFR dal datore, può rifiutarsi di pagare il lavoratore?

No. Secondo Cass. Lav. n. 11569/2024, l’omissione del datore verso il Fondo di Tesoreria INPS è una vicenda che non incide sul diritto del lavoratore. L’INPS è tenuto a pagare il TFR maturato anche se il datore non ha mai versato i contributi, salvo poi rivalersi sul datore inadempiente.

A quali aziende si applica l’obbligo di versare il TFR al Fondo di Tesoreria INPS?

L’obbligo riguarda i datori di lavoro con almeno 50 dipendenti, in base all’art. 1, commi 755 e ss., della legge n. 296/2006. Sotto questa soglia, il TFR rimane in capo al datore e il lavoratore deve agire direttamente nei confronti dell’azienda, senza coinvolgere l’INPS.

In quanto tempo si prescrive il diritto al TFR verso l’INPS?

Il credito TFR si prescrive in cinque anni dalla cessazione del rapporto di lavoro, ai sensi dell’art. 2948, n. 5, c.c. L’INPS tende a eccepire la prescrizione in modo sistematico, quindi è necessario verificare la data di decorrenza prima di notificare qualsiasi atto o diffida.

Fonte di riferimento: AvvocatoAndreani

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