Rapporto biennale parità di genere proroga 15 maggio 2026


I datori di lavoro con oltre 50 dipendenti hanno tempo fino al 15 maggio 2026 per trasmettere il rapporto biennale sulla composizione del personale maschile e femminile, relativo al biennio 2024-2025. La proroga non elimina l’obbligo: chi assiste aziende in materia di lavoro deve aggiornare subito il calendario degli adempimenti e verificare che i clienti raccolgano i dati necessari. L’omissione espone il datore di lavoro a sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, alla sospensione dei benefici contributivi.

Punti chiave

  • Punto 1 — La nuova scadenza per il rapporto biennale 2024-2025 è il 15 maggio 2026.
  • Punto 2 — L’obbligo riguarda i datori di lavoro privati con più di 50 dipendenti.
  • Punto 3 — L’omissione comporta sanzioni amministrative e sospensione dei benefici contributivi.

Se assisti aziende private con più di 50 dipendenti, devi aggiornare subito la scadenzario: il termine per trasmettere il rapporto biennale sulla composizione del personale maschile e femminile relativo al biennio 2024-2025 è stato prorogato al 15 maggio 2026. Non si tratta di una finestra di tolleranza: è la scadenza ufficiale, e le aziende che non sono ancora partite con la raccolta dei dati hanno ancora margine per farlo senza incorrere in violazioni.

La proroga è stata comunicata attraverso i canali istituzionali e ripresa da Diritto.it. Il rapporto va trasmesso telematicamente al Ministero del Lavoro tramite l’apposita piattaforma online, come previsto dalla normativa vigente in materia di parità di genere nelle aziende.

Il contesto normativo

L’obbligo di redazione e trasmissione del rapporto biennale trova il suo fondamento nell’art. 46 del d.lgs. 11 aprile 2006, n. 198 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna), così come modificato dall’art. 3 della legge 5 novembre 2021, n. 162. La riforma del 2021 ha abbassato la soglia dimensionale da 100 a 50 dipendenti, ampliando significativamente la platea dei soggetti obbligati. Il rapporto deve indicare la situazione del personale per livello, qualifica, tipo di contratto, retribuzione e ammontare delle ore lavorative, disaggregati per genere.

In caso di inadempimento, l’art. 46, comma 6, del d.lgs. 198/2006 prevede la diffida da parte dell’Ispettorato del Lavoro, seguita — in caso di persistente omissione — dalla sospensione per un anno dei benefici contributivi eventualmente goduti dall’azienda. La Consigliera di Parità competente può inoltre agire in giudizio a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.

Cosa cambia per lo studio

  1. Aggiorna la scadenzario: sposta il promemoria al 15 maggio 2026 per tutti i clienti con più di 50 dipendenti. Non fare affidamento sulle scadenze del ciclo precedente.
  2. Verifica la soglia dimensionale: la platea comprende le aziende private con più di 50 dipendenti complessivi, incluse quelle che hanno superato la soglia solo recentemente. Controlla se ci sono clienti che vi rientrano per la prima volta.
  3. Avvia subito la raccolta dati: il rapporto richiede dati disaggregati per genere su retribuzioni, qualifiche, tipologie contrattuali e ore lavorate relativi all’intero biennio 2024-2025. Prima si inizia a raccoglierli, meno stress a ridosso della scadenza.
  4. Controlla l’accesso alla piattaforma ministeriale: la trasmissione avviene esclusivamente in via telematica sul portale del Ministero del Lavoro. Verifica che il cliente abbia le credenziali attive o delega un consulente abilitato.
  5. Segnala il rischio sui benefici contributivi: se il cliente fruisce di agevolazioni contributive, l’omissione può costare molto più della sanzione diretta. Metti in evidenza questo rischio nella comunicazione al cliente.

Attenzione a

Non confondere la proroga con una sanatoria. La scadenza al 15 maggio 2026 è il termine ordinario per il biennio 2024-2025, non un condono per chi non ha adempiuto nei cicli precedenti. Se un cliente è inadempiente per il biennio 2022-2023, la sua posizione resta irregolare indipendentemente da questa proroga.

Attenzione alle aziende in crescita. Un’impresa che nel corso del 2024 ha superato per la prima volta i 50 dipendenti rientra nell’obbligo per questo biennio. È un errore frequente escluderla dal monitoraggio perché non aveva mai presentato il rapporto in precedenza.

Domande frequenti

Quando scade il rapporto biennale parità di genere 2024-2025?

La scadenza per trasmettere il rapporto biennale relativo al biennio 2024-2025 è il 15 maggio 2026. La trasmissione avviene esclusivamente in via telematica tramite il portale del Ministero del Lavoro. L’obbligo riguarda i datori di lavoro privati con più di 50 dipendenti.

Quali sanzioni scattano se un’azienda non presenta il rapporto biennale sul personale?

L’Ispettorato del Lavoro emette una diffida. Se l’omissione persiste, l’art. 46, comma 6, del d.lgs. 198/2006 prevede la sospensione per un anno dei benefici contributivi goduti dall’azienda. La Consigliera di Parità competente può inoltre avviare un’azione giudiziale.

Il rapporto biennale è obbligatorio per le aziende con meno di 100 dipendenti?

Sì. Dal 2021, con la legge n. 162/2021, la soglia è stata abbassata da 100 a 50 dipendenti. Tutte le aziende private con più di 50 dipendenti sono obbligate, incluse quelle che hanno superato questa soglia solo di recente.

Fonte di riferimento: Diritto.it