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Direttiva copyright UE e AI cosa fare ora in studio


La Direttiva DSM (Dir. 2019/790/UE), recepita in Italia con d.lgs. 177/2021, regola già text and data mining e licenze per i contenuti usati dai sistemi AI generativa. Riaprire la direttiva oggi non è all’ordine del giorno: il problema è che nessuno la fa rispettare davvero. Per lo studio, questo significa che i contratti con clienti che sviluppano o usano AI devono già oggi fare i conti con gli artt. 70-ter e seguenti della legge 633/1941, senza aspettare nuove norme.

Punti chiave

  • Punto 1 — Il d.lgs. 177/2021 recepisce la Direttiva DSM e disciplina già il text and data mining con eccezioni specifiche.
  • Punto 2 — I titolari di diritti possono escludere il TDM commerciale con riserva espressa ai sensi dell’art. 70-ter l. 633/1941.
  • Punto 3 — I contratti con sviluppatori AI devono già oggi includere clausole su tracciabilità dei dataset e opt-out dei contenuti protetti.

Se assisti editori, autori, piattaforme digitali o aziende che integrano strumenti di AI generativa, il quadro normativo applicabile esiste già. Non serve aspettare una revisione della Direttiva DSM: serve capire cosa prevede adesso e come costruire contratti e clausole che reggano a un eventuale contenzioso.

Il dibattito sulla possibile riapertura della Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale (Dir. 2019/790/UE) si è riacceso in sede europea, con pressioni da parte dell’industria AI. Il punto critico, analizzato da Agenda Digitale, non riguarda tanto la norma in sé quanto la sua applicazione: enforcement debole, scarsa trasparenza sull’uso dei dati e licenze collettive ancora poco operative.

Il contesto normativo

La Direttiva 2019/790/UE è stata recepita in Italia con il d.lgs. 8 novembre 2021, n. 177, che ha modificato la legge 22 aprile 1941, n. 633. Gli articoli chiave per la pratica quotidiana sono tre. L’art. 70-ter l. 633/1941 introduce l’eccezione per il text and data mining (TDM) a fini di ricerca scientifica, riservata a organismi di ricerca e istituti di tutela del patrimonio culturale. L’art. 70-quater estende il TDM a qualsiasi soggetto per qualsiasi finalità, ma con una differenza cruciale: i titolari dei diritti possono escludere i propri contenuti con una riserva espressa e leggibile automaticamente. L’art. 70-quinquies, infine, rafforza la tutela degli editori di stampa sui contenuti giornalistici aggregati da piattaforme.

Sul piano europeo, il Regolamento AI Act (Reg. UE 2024/1689), applicabile dal 2025 in avanti per fasi, impone obblighi di trasparenza ai fornitori di modelli AI ad uso generale, inclusa la documentazione sui dataset di addestramento. Questo crea un’intersezione diretta con il diritto d’autore: un modello addestrato su contenuti protetti senza riserva opt-out formalmente valida potrebbe generare responsabilità sia ai sensi della l. 633/1941 sia del nuovo Regolamento.

Cosa cambia per lo studio

  1. Nei contratti con clienti che sviluppano LLM o strumenti AI, inserisci clausole che attestino la provenienza lecita dei dataset di addestramento, con riferimento esplicito all’art. 70-quater l. 633/1941 e alla presenza o assenza di riserve opt-out da parte dei titolari.
  2. Se assisti editori o autori, verifica che la riserva di esclusione dal TDM commerciale sia espressa in formato leggibile da macchina (es. meta tag robots, file robots.txt, licenze machine-readable): senza questo requisito tecnico, la tutela legale rimane debole in sede di enforcement.
  3. Per i clienti che usano strumenti AI generativa nella propria attività (marketing, redazione testi, generazione di immagini), inserisci nei contratti di servizio una clausola di manleva che scarichi sul fornitore AI la responsabilità per uso non autorizzato di contenuti protetti.
  4. Monitora le licenze collettive estese: la direttiva le prevede (art. 12) e alcuni paesi europei le stanno attivando. In Italia il meccanismo non è ancora operativo, ma accordi settoriali potrebbero precedere la norma regolamentare.
  5. Nei contenziosi su infringement da AI, raccogli subito la prova dell’output generato: testo, immagine o audio con metadati di produzione. La tracciabilità dell’output è il punto debole di molte difese e il terreno su cui si giocherà il contenzioso dei prossimi due anni.

Attenzione a

Il primo rischio è confondere l’eccezione TDM per ricerca scientifica (art. 70-ter, gratuita e non escludibile) con quella commerciale (art. 70-quater, escludibile con opt-out). Molti contratti con fornitori AI non distinguono le due fattispecie, esponendo il cliente a contestazioni da parte dei titolari dei diritti che hanno correttamente espresso la riserva.

Il secondo rischio riguarda l’AI Act: i tuoi clienti che usano modelli AI ad uso generale classificati ad alto impatto dovranno documentare policy di copyright entro le scadenze di applicazione del Regolamento. Ignorare questo adempimento oggi significa trovarsi impreparati quando l’enforcement europeo diventerà operativo, con sanzioni che il Regolamento fissa fino al 3% del fatturato mondiale annuo.

Domande frequenti

Come si esclude un sito web dal text and data mining commerciale AI?

Ai sensi dell’art. 70-quater l. 633/1941, il titolare deve esprimere una riserva espressa e leggibile automaticamente. Nella pratica si usa il file robots.txt con la direttiva specifica per i bot AI (es. GPTBot, CCBot), oppure meta tag HTML machine-readable. La riserva verbale o nei termini di servizio non è sufficiente sul piano tecnico-legale.

Un’azienda che usa ChatGPT per generare contenuti può essere responsabile per violazione del copyright?

Dipende dall’uso. Se i contenuti generati riproducono sostanzialmente opere protette, la responsabilità può coinvolgere sia il fornitore del modello sia l’utente finale, secondo i principi generali della l. 633/1941. Nei contratti B2B con fornitori AI, clausole di indennizzo e manleva sono oggi lo strumento principale di gestione del rischio in attesa di giurisprudenza consolidata.

L’AI Act impone obblighi di copyright ai fornitori di modelli AI?

Sì. Il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act) all’art. 53 impone ai fornitori di modelli AI per uso generale di pubblicare una sintesi sufficientemente dettagliata dei contenuti usati per l’addestramento, rispettando le leggi sul diritto d’autore dell’UE. L’obbligo si applica ai modelli rilasciati dopo agosto 2025 e retroattivamente entro agosto 2027 per i modelli già sul mercato.

Fonte di riferimento: AgendaDigitale

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