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Digital Markets Act obblighi pratici per gli studi legali


Il Digital Markets Act è già in fase di enforcement attivo: la Commissione UE ha adottato misure vincolanti nei confronti di Google per Android e Search, e la Corte di Giustizia ha ristretto l’esonero di responsabilità di YouTube. Chi assiste imprese che operano su piattaforme digitali deve oggi valutare obblighi di interoperabilità, portabilità dei dati e accesso equo come vincoli contrattuali esigibili, non come prospettive future.

Punti chiave

  • Punto 1 — La Commissione UE ha adottato misure vincolanti su Google Android e Google Search ai sensi del DMA.
  • Punto 2 — La Corte di Giustizia UE ha ridotto lo scudo di responsabilità di YouTube per i contenuti caricati dagli utenti.
  • Punto 3 — Gli obblighi DMA sui gatekeeper sono direttamente azionabili dai concorrenti danneggiati davanti ai giudici nazionali.

Se assisti imprese che acquistano spazi pubblicitari, distribuiscono app o dipendono da piattaforme digitali per la propria visibilità commerciale, il Digital Markets Act non è più uno scenario regolatorio astratto. Le decisioni adottate dalla Commissione europea su Google Android e Google Search traducono gli obblighi del Regolamento (UE) 2022/1925 in prescrizioni operative già vigenti, con sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale annuo per singola violazione e fino al 20% in caso di recidiva.

La Commissione europea ha notificato a Google misure correttive specifiche su Android — relative al preinstallazione di applicazioni e alle condizioni di accesso al Play Store — e su Google Search, con obblighi di auto-preferenza vietata nei risultati. In parallelo, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ridotto lo scudo di responsabilità di YouTube per i contenuti caricati dagli utenti, intervenendo sull’interpretazione della direttiva e-Commerce. Tutti i dettagli nell’analisi di Agenda Digitale.

Il contesto normativo

Il Regolamento (UE) 2022/1925 — Digital Markets Act — è applicabile dal 2 maggio 2023 e ha designato i primi gatekeeper a settembre 2023. Gli artt. 5 e 6 del DMA elencano rispettivamente gli obblighi «per se» e quelli soggetti a specificazione da parte della Commissione: tra questi, il divieto di auto-preferenza (art. 6, par. 5), gli obblighi di interoperabilità (art. 7) e la portabilità dei dati (art. 6, par. 9). Sul fronte giurisprudenziale, la Corte di Giustizia UE — con la sentenza del 26 settembre 2024 nella causa C-134/23 — ha chiarito i limiti dell’esonero di responsabilità delle piattaforme di condivisione video previsto dall’art. 17 della Direttiva (UE) 2019/790 sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, recepita in Italia con il d.lgs. 177/2021. Questi due filoni normativi si intrecciano: il DMA aggredisce le distorsioni competitive strutturali, mentre la giurisprudenza restringe gli spazi di immunità per i contenuti illeciti.

Cosa cambia per lo studio

  1. Revisione dei contratti di distribuzione digitale. I clienti che distribuiscono app tramite Google Play o Apple App Store possono ora invocare gli artt. 5 e 6 DMA come standard minimi inderogabili nei rapporti contrattuali con i gatekeeper. Clausole di esclusiva o di pricing che violano quegli obblighi sono contestabili davanti alla Commissione e, per il risarcimento del danno, davanti ai giudici nazionali ai sensi dell’art. 39 DMA.
  2. Azioni risarcitorie private. L’art. 39 DMA abilita espressamente le vittime di violazioni a proporre azioni di danno davanti ai giudici degli Stati membri. In Italia il foro competente sarà individuato secondo le regole ordinarie del Reg. (UE) 1215/2012 (Bruxelles I bis). Costruire oggi il dossier probatorio — screenshot, dati di traffico, comparativi di ranking — è già parte della consulenza preventiva.
  3. Responsabilità delle piattaforme per contenuti. La sentenza della Corte di Giustizia su YouTube impone una verifica dei contratti di licenza e delle policy di content ID dei clienti che caricano contenuti su piattaforme terze. L’esonero di responsabilità non è automatico se la piattaforma non adotta misure proporzionate contro le violazioni.
  4. AI nei sistemi operativi. La Commissione ha aperto un fascicolo sulle funzioni AI integrate in iOS e Android. Chi redige contratti di sviluppo software o licenze per applicazioni che integrano modelli AI deve già prevedere clausole di adeguamento al DMA, perché il perimetro degli obblighi si estenderà ai core platform services AI-driven.
  5. Obblighi di compliance per i clienti gatekeeper. Se assisti un’impresa che supera le soglie del DMA (45 milioni di utenti finali attivi mensili nell’UE o 10.000 utenti commerciali annui, con capitalizzazione superiore a 75 miliardi di euro), devi valutare la designazione come gatekeeper e i relativi audit di conformità.

Attenzione a

Non confondere DMA e diritto antitrust. Il DMA non richiede la prova di una posizione dominante né di un effetto anticoncorrenziale concreto: gli obblighi degli artt. 5 e 6 scattano per il solo fatto della designazione come gatekeeper. Chi imposta un’azione legale usando il paradigma dell’abuso di posizione dominante ex art. 102 TFUE rischia di perdere tempo e di sbagliare sede: la Commissione ha competenza esclusiva sull’enforcement DMA, mentre le autorità nazionali restano competenti per l’antitrust classico.

La finestra temporale per le azioni risarcitorie private è incerta. L’art. 39 DMA prevede il diritto al risarcimento, ma il termine di prescrizione non è armonizzato a livello UE. In Italia si applicheranno le regole ordinarie sulla prescrizione del diritto al risarcimento del danno extracontrattuale (art. 2947 c.c., cinque anni dal momento in cui il danno è conoscibile). Documentare da subito le perdite subite per effetto delle pratiche contestate è indispensabile per non pregiudicare future azioni.

Domande frequenti

Un’azienda danneggiata dalle pratiche di Google può fare causa in Italia per violazione del DMA?

Sì. L’art. 39 del Regolamento (UE) 2022/1925 riconosce esplicitamente il diritto al risarcimento del danno davanti ai giudici nazionali. In Italia la competenza segue le regole del Reg. (UE) 1215/2012. La prova della violazione può essere facilitata da una previa decisione della Commissione che accerti l’infrazione, ma non è un presupposto necessario per l’azione civile.

Il Digital Markets Act si applica anche alle aziende italiane o solo ai grandi colossi tech?

Gli obblighi diretti del DMA gravano solo sui gatekeeper designati dalla Commissione (attualmente Alphabet, Apple, Meta, Microsoft, ByteDance, Amazon). Le imprese italiane che operano sulle loro piattaforme sono invece titolari di diritti azionabili contro i gatekeeper e possono presentare reclami alla Commissione o agire in giudizio per il risarcimento.

Dopo la sentenza CGUE su YouTube, una piattaforma di video sharing risponde dei contenuti caricati dagli utenti?

La Corte di Giustizia ha chiarito che l’esonero di responsabilità previsto dall’art. 17 della Direttiva (UE) 2019/790, recepito in Italia dal d.lgs. 177/2021, non opera se la piattaforma non dimostra di aver adottato misure proporzionate per prevenire le violazioni. La responsabilità scatta quando la piattaforma non agisce tempestivamente dopo la notifica di contenuti illeciti specificamente identificati.

Fonte di riferimento: AgendaDigitale

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