L’obbligo di presentare la dichiarazione IMU non è assoluto: se il Comune dispone già di conoscenza qualificata della variazione intervenuta, l’adempimento non è dovuto. Per le variazioni del 2024, il termine è il 30 giugno 2025. Verificare caso per caso se il Comune ha già acquisito i dati rilevanti è la prima mossa per evitare contestazioni inutili o sanzioni infondate.
Punti chiave
- Punto 1 — La dichiarazione IMU per variazioni 2024 va presentata entro il 30 giugno 2025.
- Punto 2 — Se il Comune ha conoscenza qualificata della variazione, l’obbligo dichiarativo non sorge.
- Punto 3 — L’art. 1, comma 769, L. 160/2019 disciplina i casi di esonero dalla dichiarazione IMU.
Per gli studi che assistono clienti proprietari di immobili, il 30 giugno 2025 è una data da tenere sotto controllo. La dichiarazione IMU relativa alle variazioni intervenute nel 2024 va presentata entro quella scadenza, ma prima di procedere occorre verificare se il Comune destinatario abbia già acquisito in via autonoma i dati rilevanti: in quel caso, l’obbligo dichiarativo semplicemente non esiste.
A riportare l’attenzione sul punto è un’analisi pubblicata da La Gazzetta degli Enti Locali, che ricorda come l’obbligo di dichiarazione IMU debba essere misurato sulla cosiddetta conoscenza qualificata del Comune, concetto tutt’altro che marginale nella gestione del contenzioso tributario locale.
Il contesto normativo
Il riferimento centrale è l’art. 1, comma 769, della L. 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di Bilancio 2020), che ha riformato organicamente l’IMU sostituendo la disciplina frammentata del d.lgs. 23/2011. La norma prevede l’obbligo di presentare la dichiarazione entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione rilevante, ma lo subordina implicitamente al fatto che il Comune non disponga già di quegli elementi attraverso i propri sistemi informativi o atti pubblici accessibili.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha chiarito in più occasioni — da ultimo con la risoluzione MEF n. 1/DF del 18 marzo 2021 — che laddove la variazione risulti da atti catastali, rogiti notarili trasmessi telematicamente o altri flussi informativi ufficiali, il Comune non può eccepire l’omessa dichiarazione come violazione autonomamente sanzionabile. Anche la giurisprudenza di merito ha recepito questo orientamento, riconoscendo che l’obbligo dichiarativo è strumentale e non fine a sé stesso.
Cosa cambia per lo studio
- Verificare la tipologia di variazione: non tutte le modifiche della situazione immobiliare generano obbligo dichiarativo. Acquisti, vendite e successioni registrati telematicamente sono già nella disponibilità del Comune tramite i flussi dell’Agenzia delle Entrate.
- Mappare i casi residui: restano soggetti a dichiarazione le variazioni che il Comune non può acquisire autonomamente, come l’intervenuta esenzione per immobile adibito ad abitazione principale di un familiare, le modifiche di destinazione d’uso non risultanti da atti pubblici, o i casi di riduzione dell’aliquota per specifiche categorie.
- Gestire il contenzioso da omessa dichiarazione: se il Comune ha emesso avviso di accertamento per omessa dichiarazione su una variazione di cui aveva già conoscenza qualificata, quell’atto è impugnabile davanti alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado per difetto del presupposto sanzionatorio.
- Documentare la conoscenza qualificata: in sede di ricorso, allegare la visura catastale aggiornata, la nota di trascrizione o l’atto notarile registrato è sufficiente a dimostrare che il flusso informativo verso il Comune era già avvenuto prima della scadenza dichiarativa.
- Scadenza operativa: per le variazioni 2024, il termine è il 30 giugno 2025. Per le variazioni 2025, il termine slitterà al 30 giugno 2026. Pianificare adesso evita di trovarsi a gestire adempimenti in emergenza.
Attenzione a
Non confondere conoscenza generica con conoscenza qualificata. Il fatto che un atto sia pubblico non basta: occorre che sia accessibile al Comune attraverso un canale ufficiale e strutturato (catasto, registro delle imprese, anagrafe). Una semplice notizia di stampa o un documento prodotto solo dal contribuente non integra la conoscenza qualificata e non esonera dall’obbligo dichiarativo.
Attenzione alle variazioni ibride. In alcuni casi la variazione è in parte già nota al Comune (es. il trasferimento di proprietà) e in parte no (es. la contestuale modifica della destinazione d’uso). In queste situazioni la dichiarazione è comunque dovuta per la parte non conoscibile autonomamente, e presentarla solo parzialmente o non presentarla affatto espone il cliente a sanzioni ridotte ma non eliminate.
Domande frequenti
Quando non è obbligatoria la dichiarazione IMU 2025?
La dichiarazione IMU non è obbligatoria quando il Comune ha già conoscenza qualificata della variazione intervenuta, cioè quando i dati gli sono stati trasmessi ufficialmente tramite flussi catastali, rogiti notarili registrati telematicamente o altri atti pubblici accessibili. In quel caso, l’omessa dichiarazione non è sanzionabile.
Qual è la scadenza della dichiarazione IMU per le variazioni del 2024?
Il termine per presentare la dichiarazione IMU relativa alle variazioni intervenute nel corso del 2024 è il 30 giugno 2025, come previsto dall’art. 1, comma 769, della L. 160/2019. Per le variazioni 2025 il termine sarà il 30 giugno 2026.
Come impugnare un accertamento IMU per omessa dichiarazione se il Comune era già informato?
L’accertamento va impugnato davanti alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado competente per territorio, contestando il difetto del presupposto sanzionatorio. In ricorso si allega la documentazione che prova la conoscenza qualificata del Comune: visura catastale, nota di trascrizione o atto notarile registrato entro la scadenza dichiarativa.
Fonte di riferimento: GazzettaEntiLocali