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Detrazioni 730 pagate da terzi cosa può fare il contribuente


Le detrazioni fiscali nel modello 730 sono in linea di principio spettanti solo a chi ha sostenuto la spesa. Tuttavia, l’art. 15 del TUIR (d.P.R. 917/1986) e la prassi dell’Agenzia delle Entrate ammettono eccezioni rilevanti, in particolare per i familiari fiscalmente a carico. Il punto critico è la tracciabilità del pagamento e la corrispondenza tra chi paga e chi dichiara.

Punti chiave

  • Punto 1 — Le spese pagate da un terzo sono detraibili solo se il contribuente risulta fiscalmente a carico del pagante.
  • Punto 2 — La tracciabilità del pagamento (bonifico, carta) è requisito indispensabile per non perdere la detrazione.
  • Punto 3 — Il pagamento in contanti da parte di un terzo esclude la detrazione anche se la spesa è altrimenti ammissibile.

Chi assiste clienti in contenziosi tributari o gestisce le dichiarazioni dei redditi per conto di assistiti sa che le detrazioni IRPEF contestate dall’Agenzia delle Entrate spesso cadono su un vizio formale banale: la spesa risulta pagata da un soggetto diverso dal dichiarante. La distinzione tra pagamento diretto, pagamento da parte di familiare a carico e pagamento da parte di un terzo estraneo ha conseguenze immediate sul piano dell’accertamento e del contenzioso.

Su questo tema, MisterFisco ha pubblicato un’analisi operativa che ricostruisce le casistiche ammesse per il modello 730/2026, aggiornata alle novità normative più recenti. Vale la pena leggerla in chiave difensiva prima di un controllo.

Il contesto normativo

Il riferimento centrale è l’art. 15 del TUIR (d.P.R. n. 917/1986), che elenca le spese detraibili al 19% e subordina la detrazione al sostenimento effettivo della spesa da parte del contribuente. La norma, tuttavia, non esclude in modo assoluto il pagamento da parte di terzi: l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 7/E del 2018, ha chiarito che le spese sostenute da un familiare per un soggetto fiscalmente a carico restano detraibili in capo al familiare stesso, a condizione che la fattura o ricevuta riporti il codice fiscale del beneficiario della prestazione.

Per le spese sanitarie, l’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR consente la detrazione anche quando la spesa è sostenuta per un familiare non a carico, ma solo limitatamente alle spese per patologie esenti. Al di fuori di questi perimetri, il pagamento da parte di un soggetto terzo non legato da rapporto di familiarità o carico fiscale non genera alcun diritto alla detrazione in capo a nessuno dei due soggetti coinvolti.

Cosa cambia per lo studio

  1. Verificare il rapporto tra pagante e beneficiario prima di inserire una spesa in dichiarazione: se il terzo non è familiare a carico del contribuente, la detrazione è esclusa a prescindere dalla natura della spesa.
  2. Controllare la documentazione di spesa: la fattura o ricevuta deve riportare il codice fiscale del soggetto che usufruisce della prestazione, non necessariamente di chi paga. Questo è il requisito formale più spesso ignorato e più facilmente contestato in sede di controllo documentale (art. 36-ter d.P.R. 600/1973).
  3. Tracciabilità del pagamento: per le spese che richiedono pagamento tracciabile (es. ristrutturazioni edilizie, bonus mobili), il bonifico deve provenire dal conto del soggetto che detrae, non da quello del terzo. Un bonifico intestato a un soggetto diverso dal dichiarante blocca la detrazione anche se il familiare è a carico.
  4. Rimborso tra privati documentato: se il terzo ha anticipato la spesa e il contribuente lo ha rimborsato, la detrazione può essere recuperata solo se il rimborso è documentato e tracciabile. Assenza di prova del rimborso equivale a spesa sostenuta dal terzo.
  5. Novità 2026: l’obbligo di tracciabilità si estende a un numero crescente di categorie di spesa. Monitorare l’elenco aggiornato evita di costruire difese su detrazioni già formalmente precluse dalla normativa vigente.

Attenzione a

Errore frequente — pagamento del genitore per figlio non a carico: se il figlio supera la soglia di reddito che lo rende fiscalmente a carico (2.840,51 euro, elevato a 4.000 euro per under 24), il genitore che paga la spesa non può detrarre nulla, e nemmeno il figlio se non risulta il pagante. La situazione si presenta spesso con spese universitarie o sanitarie pagate abitudinariamente dai genitori anche dopo che il figlio ha trovato lavoro.

Rischio contenzioso — disconoscimento in sede di controllo 36-ter: l’Agenzia delle Entrate incrocia i dati dei pagamenti con i bonifici tracciati. Se il pagante non coincide con il dichiarante e manca la condizione di familiarità o carico fiscale, il disconoscimento della detrazione è quasi automatico, con recupero dell’imposta, sanzione del 30% e interessi. Difendersi in sede di autotutela o commissione tributaria su questo punto è difficile in assenza di documentazione preventiva.

Domande frequenti

Può un genitore detrarre le spese mediche pagate per il figlio maggiorenne?

Sì, ma solo se il figlio è fiscalmente a carico del genitore, cioè se nel 2025 ha avuto un reddito non superiore a 2.840,51 euro (o 4.000 euro se under 24). Se il figlio supera questa soglia, la detrazione non spetta né al genitore né al figlio, a meno che non si tratti di patologie esenti ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. c), TUIR.

Se un terzo paga e poi viene rimborsato, chi può detrarre la spesa nel 730?

La detrazione spetta a chi ha sostenuto effettivamente la spesa. Se il terzo ha anticipato il pagamento e il contribuente lo ha rimborsato con bonifico documentato, la detrazione può essere imputata al contribuente. Senza prova del rimborso tracciabile, l’Agenzia delle Entrate considera la spesa sostenuta dal terzo e nega la detrazione a entrambi.

Il bonifico per la ristrutturazione deve essere intestato a chi fa la detrazione?

Sì. Per le detrazioni che richiedono pagamento tracciabile, come il bonus ristrutturazioni ex art. 16-bis TUIR, il bonifico deve partire dal conto corrente del soggetto che inserisce la detrazione in dichiarazione. Un bonifico effettuato da un terzo, anche familiare a carico, preclude la detrazione al dichiarante in modo definitivo.

Fonte di riferimento: MisterFisco

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