Il Decreto Primo Maggio 2026, in vigore dal 1° maggio 2026, modifica le condizioni di accesso agli incentivi contributivi per assunzioni di under 35, donne e imprese in ZES, aggiungendo un requisito legato al ‘salario giusto’. Introduce inoltre obblighi specifici per le piattaforme digitali che gestiscono rider e una certificazione volontaria sulla conciliazione vita-lavoro con benefici contributivi. Gli studi che assistono datori di lavoro devono verificare subito i contratti in corso e le prossime assunzioni per non perdere agevolazioni già pianificate.
Punti chiave
- Punto 1 — Gli incentivi per under 35, donne e ZES restano ma richiedono ora il rispetto del salario giusto.
- Punto 2 — Le piattaforme digitali che impiegano rider ricevono nuovi obblighi normativi specifici dal 1° maggio 2026.
- Punto 3 — La certificazione sulla conciliazione vita-lavoro diventa strumento di accesso a vantaggi contributivi concreti.
Se assisti datori di lavoro che hanno pianificato assunzioni agevolate nel 2026, il Decreto Primo Maggio introduce una condizione nuova che può far saltare l’incentivo: il rispetto del cosiddetto salario giusto. Prima di confermare qualsiasi contratto di assunzione agevolata, verifica che la retribuzione prevista sia allineata ai parametri che il decreto individua come soglia minima di accesso al beneficio.
Il Decreto Primo Maggio 2026 è entrato in vigore il 1° maggio 2026 e interviene su tre fronti distinti: incentivi all’assunzione, disciplina del lavoro tramite piattaforme digitali e welfare aziendale certificato. La sintesi completa è disponibile su Agenda Digitale.
Il contesto normativo
Gli incentivi all’assunzione confermati dal decreto si innestano sul quadro già delineato dal d.lgs. 19 maggio 2016, n. 150 (Jobs Act degli incentivi) e dalle successive leggi di bilancio che hanno prorogato e modificato i bonus per under 35 e per l’occupazione femminile. La condizione del salario giusto richiama il recepimento della Direttiva UE 2022/2041 sui salari minimi adeguati, attuata in Italia con il d.lgs. 11 aprile 2024, n. 52, che pur non fissando un salario minimo legale unico ha rafforzato il ruolo della contrattazione collettiva come parametro di riferimento. Per le piattaforme digitali e i rider, il testo si sovrappone al d.lgs. 3 maggio 2024, n. 62, che aveva già recepito la Direttiva UE sul lavoro mediante piattaforme digitali, aggiungendo ora ulteriori obblighi operativi. Sul fronte della conciliazione vita-lavoro, il richiamo è al d.lgs. 30 giugno 2022, n. 105, attuativo della Direttiva 2019/1158.
Cosa cambia per lo studio
- Verifica la retribuzione prevista in ogni contratto di assunzione agevolata (under 35, donne, ZES): il requisito del salario giusto è ora condizione esplicita di accesso al bonus. Un contratto sotto soglia fa perdere l’intero incentivo retroattivamente.
- Le imprese che operano tramite piattaforme digitali e gestiscono rider devono aggiornare i propri contratti di collaborazione o subordinazione alla luce delle nuove regole operative introdotte dal decreto: predisponi una checklist di adeguamento entro breve.
- La certificazione sulla conciliazione vita-lavoro diventa uno strumento con impatto diretto sul costo del lavoro: valuta di proporre ai clienti datori di lavoro con più di 15 dipendenti l’avvio della procedura di certificazione per accedere ai vantaggi contributivi collegati.
- Per le imprese ubicate nelle ZES (Zone Economiche Speciali), gli incentivi vengono confermati ma restano subordinati al rispetto sia delle regole sul salario giusto sia degli obblighi specifici della zona: controlla che i clienti abbiano documentazione aggiornata sui requisiti ZES.
- Sul piano processuale, qualsiasi contestazione futura sul mancato rispetto del salario giusto come requisito di accesso al bonus coinvolgerà il giudice del lavoro: tieni traccia documentale delle retribuzioni applicate già dal momento dell’assunzione.
Attenzione a
Il rischio più immediato è la revoca retroattiva degli incentivi già percepiti se in sede di ispezione emerge che la retribuzione applicata era inferiore alla soglia richiesta. L’INPS e l’Ispettorato del Lavoro possono recuperare le somme con sanzioni aggiuntive: il cliente che ha già assunto pensando di essere a posto potrebbe trovarsi esposto su assunzioni avvenute anche prima dell’entrata in vigore del decreto, se il requisito si interpreta come condizione di mantenimento e non solo di accesso.
Secondo rischio: confondere la certificazione sulla conciliazione vita-lavoro con gli altri strumenti di certificazione dei contratti (art. 75 e ss. d.lgs. 276/2003). Si tratta di procedure distinte, con organismi certificatori diversi e finalità diverse. Presentare domanda all’organismo sbagliato non produce alcun effetto giuridico e fa perdere tempo prezioso al cliente.
Domande frequenti
Cosa si intende per salario giusto nel Decreto Primo Maggio 2026?
Il Decreto Primo Maggio 2026 non fissa una cifra unica, ma richiama i parametri della contrattazione collettiva comparativamente più rappresentativa come soglia minima per accedere agli incentivi all’assunzione. Il riferimento normativo di base è il d.lgs. 52/2024, attuativo della Direttiva UE 2022/2041 sui salari minimi adeguati. In pratica, la retribuzione deve essere almeno pari a quella prevista dal CCNL applicabile al settore.
Le nuove regole sui rider del Decreto Primo Maggio 2026 si applicano anche alle startup della gig economy?
Sì. Le nuove disposizioni si applicano a tutte le piattaforme digitali che organizzano la prestazione di servizi tramite lavoratori che eseguono consegne, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa. Il decreto si sovrappone al d.lgs. 62/2024 e aggiunge obblighi operativi specifici. Anche le startup devono adeguare i propri contratti e le proprie procedure interne entro i termini previsti.
Chi rilascia la certificazione sulla conciliazione vita-lavoro prevista dal Decreto Primo Maggio 2026?
Il decreto richiama il sistema di certificazione già previsto dal d.lgs. 105/2022. Gli organismi abilitati sono le commissioni di certificazione istituite presso le DTL, le università e i consigli provinciali dei consulenti del lavoro. La certificazione è volontaria, ma il suo ottenimento condiziona l’accesso ai vantaggi contributivi introdotti dal decreto. Verifica che il cliente si rivolga all’organismo territorialmente e funzionalmente competente.
Fonte di riferimento: AgendaDigitale