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Art 415 bis Istanza di interrogatorio


Se il PM rigetta un’istanza di interrogatorio ex art. 415 bis c.p.p. come tardiva, la difesa può eccepire la nullità del decreto di citazione a giudizio già alla prima udienza. Il termine di 20 giorni ha natura ordinatoria, non perentoria: se l’istanza perviene prima della richiesta di rinvio a giudizio, il PM ha comunque l’obbligo di procedere con l’interrogatorio. Il dies a quo può inoltre essere contestato quando le copie degli atti vengono rilasciate in ritardo rispetto alla notifica dell’avviso.

Punti chiave

  • Punto 1 — Il termine di 20 giorni ex art. 415 bis c.p.p. ha natura ordinatoria, non perentoria.
  • Punto 2 — Il dies a quo decorre dal rilascio delle copie degli atti, non dalla sola notifica dell’avviso.
  • Punto 3 — Il rigetto illegittimo dell’istanza di interrogatorio può determinare la nullità del decreto di citazione.

Quando il PM rigetta un’istanza di interrogatorio perché depositata fuori dai 20 giorni dalla notifica dell’avviso ex art. 415 bis c.p.p., la difesa ha strumenti concreti per contestare il decreto di citazione a giudizio. La questione riguarda direttamente i processi per reati tributari — ma il principio si estende a qualsiasi fattispecie in cui scatta l’avviso di conclusione delle indagini.

Un recente caso analizzato da Studio Cataldi ha riguardato un imputato chiamato a rispondere dei reati di cui agli artt. 2 e 4 D.Lgs. 74/2000: la difesa ha eccepito in prima udienza la nullità del decreto, contestando sia il computo del termine sia la natura dello stesso.

Il contesto normativo

L’art. 415 bis c.p.p. impone al PM di notificare all’indagato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, con facoltà per la difesa di depositare memorie, produrre documenti, chiedere il compimento di atti investigativi o presentarsi per rilasciare dichiarazioni — tutto entro 20 giorni. La norma non qualifica espressamente il termine come perentorio. La distinzione tra termine ordinatorio e perentorio, ricavabile in via sistematica dal codice di rito, incide direttamente sulle conseguenze del mancato rispetto: solo la perentorietà produce decadenza automatica. Sul punto, la giurisprudenza di merito ha più volte ribadito che il termine ha funzione sollecitatoria e non preclude al PM di raccogliere comunque l’interrogatorio se l’istanza giunge prima della richiesta di rinvio a giudizio.

Cosa cambia per lo studio

  1. Verifica sempre la data di rilascio delle copie degli atti: se il PM consegna le copie dopo la notifica dell’avviso, il dies a quo del termine di 20 giorni si sposta a quella data, non a quella della notifica. Documenta tutto con ricevuta datata.
  2. Se l’istanza di interrogatorio viene depositata oltre i 20 giorni ma prima che il PM avanzi richiesta di rinvio a giudizio, eccepire subito per iscritto il dovere del PM di procedere: il rigetto in quella fase è difficilmente giustificabile.
  3. In caso di decreto di citazione già emesso, eccepisci la nullità alla prima udienza utile ex art. 491 c.p.p. — non attendere oltre, pena la sanatoria per acquiescenza.
  4. Per i reati tributari ex D.Lgs. 74/2000, dove la complessità documentale è elevata, l’argomento del dies a quo ancorato al rilascio delle copie è particolarmente solido: valorizzalo nel verbale di eccezione con riferimento ai fascicoli effettivamente consegnati.
  5. Tieni traccia delle date in un file di monitoraggio per ogni procedimento con avviso ex art. 415 bis: data notifica, data ritiro copie, scadenza 20 giorni, data deposito istanza, data risposta PM.

Attenzione a

Il rischio principale è confondere la natura ordinatoria del termine con una libertà assoluta di deposito tardivo. I giudici valutano caso per caso: se l’istanza arriva dopo la richiesta di rinvio a giudizio, le chances di ottenere l’interrogatorio crollano drasticamente. Agire tempestivamente resta la priorità.

Secondo rischio: non documentare il momento del rilascio delle copie. Senza prova certa di quella data, l’argomento sul dies a quo rimane debole in udienza. Fai apporre timbro e firma sul foglio di consegna o richiedi ricevuta PEC dall’ufficio.

Domande frequenti

Cosa succede se l’istanza di interrogatorio ex art. 415 bis viene depositata dopo 20 giorni?

Il PM può rigettarla come tardiva, ma se l’istanza perviene prima della richiesta di rinvio a giudizio la giurisprudenza ritiene che il PM abbia comunque l’obbligo di procedere con l’interrogatorio, trattandosi di termine ordinatorio e non perentorio. Il rigetto illegittimo può portare alla nullità del decreto di citazione a giudizio.

Da quando decorre il termine di 20 giorni dell’avviso ex art. 415 bis c.p.p.?

Il termine decorre in via ordinaria dalla notifica dell’avviso. Tuttavia, se le copie degli atti vengono rilasciate in un momento successivo alla notifica, la difesa può sostenere che il dies a quo si sposti alla data di effettivo rilascio delle copie, condizione necessaria per un contraddittorio effettivo. Documentare la data di consegna delle copie è essenziale.

Come si eccepisce la nullità del decreto di citazione per illegittimo rigetto dell’istanza di interrogatorio?

La nullità va eccepita alla prima udienza utile ex art. 491 c.p.p., prima di ogni altra questione. Occorre indicare la data di notifica dell’avviso ex art. 415 bis, la data di deposito dell’istanza, la data di rigetto del PM e, se applicabile, la data di rilascio delle copie degli atti, per dimostrare la tempestività o la natura ordinatoria del termine violato.

Fonte di riferimento: StudioCataldiNotizie

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