Le nuove linee guida sul rischio fiscale dell’adempimento collaborativo, pubblicate dall’Agenzia delle Entrate il 6 luglio 2026, ampliano le istruzioni operative per le imprese aderenti alla cooperative compliance. Chi assiste aziende con Tax Control Framework strutturato deve verificare subito la conformità dei modelli già adottati ai nuovi criteri operativi. L’aggiornamento non è retroattivo nei suoi effetti sanzionatori, ma incide sull’adeguatezza del sistema di controllo valutata dall’Amministrazione in sede di interlocuzione preventiva.
Punti chiave
- Punto 1 — Il provvedimento del 6 luglio 2026 firma Carbone aggiorna le istruzioni operative per la cooperative compliance.
- Punto 2 — Le imprese aderenti devono riallineare il Tax Control Framework ai nuovi criteri entro i termini indicati dall’Agenzia.
- Punto 3 — L’inadeguatezza del TCF rilevata in sede di audit può comportare la fuoriuscita dal regime e la perdita dei benefici premiali.
Se assisti imprese che hanno aderito al regime di adempimento collaborativo, hai un aggiornamento operativo urgente da trasmettere al cliente: le nuove linee guida pubblicati dall’Agenzia delle Entrate il 6 luglio 2026 ridefiniscono i parametri di valutazione del Tax Control Framework e cambiano il perimetro delle istruzioni operative già in vigore. Non si tratta di un documento di indirizzo generico: tocca direttamente la tenuta del sistema di controllo interno e la permanenza nel regime.
L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento firmato il 6 luglio 2026 dal direttore Vincenzo Carbone, ha pubblicato un aggiornamento delle linee guida per la gestione del rischio fiscale destinato alle imprese in regime di cooperative compliance. La notizia è riportata da MisterFisco e si inserisce nel solco dei provvedimenti attuativi del d.lgs. 5 agosto 2015, n. 128, che ha introdotto nell’ordinamento italiano il regime di adempimento collaborativo.
Il contesto normativo
Il regime trova la propria base nell’art. 3 e seguenti del d.lgs. 128/2015, che ha recepito i principi OCSE sulla cooperative compliance e istituito un canale diretto di interlocuzione tra grandi contribuenti e Amministrazione finanziaria. L’accesso richiede un Tax Control Framework certificato, capace di identificare, misurare, gestire e controllare il rischio fiscale in modo strutturato. L’art. 6 del medesimo decreto disciplina gli effetti premiali: riduzione delle sanzioni, procedura abbreviata di interpello, ed esclusione dalla punibilità per alcune fattispecie penali tributarie ai sensi dell’art. 13-bis del d.lgs. 74/2000. Le linee guida precedenti erano state aggiornate con il provvedimento del 2023; il nuovo documento del 6 luglio 2026 ne amplia e integra il quadro operativo.
Cosa cambia per lo studio
- Revisione del TCF esistente. Ogni impresa già ammessa al regime deve confrontare il proprio Tax Control Framework con i nuovi requisiti operativi indicati nel provvedimento. Un TCF non aggiornato rischia di essere giudicato inadeguato alla prima verifica periodica dell’Agenzia.
- Nuove istruzioni sull’identificazione del rischio. Le linee guida introducono criteri più dettagliati per la mappatura delle aree di rischio fiscale, con attenzione specifica alle operazioni infragruppo e alle strutture ibride. Il consulente deve verificare che il perimetro di analisi del cliente copra questi ambiti.
- Interlocuzione preventiva più strutturata. Il provvedimento rafforza le modalità di comunicazione con l’Agenzia prima della presentazione della dichiarazione. Ignorare questa fase significa perdere uno dei principali vantaggi del regime: la certezza preventiva sulla qualificazione fiscale dell’operazione.
- Aggiornamento della documentazione interna. Le imprese devono adeguare la reportistica e i flussi informativi interni alle nuove specifiche. Chi assiste il cliente nella predisposizione dei documenti societari deve allineare modelli e procedure entro i termini che l’Agenzia indicherà in sede applicativa.
- Impatto sulle nuove adesioni. Le imprese che stanno valutando l’ingresso nel regime devono costruire il TCF già sulla base delle nuove linee guida, non su quelle del 2023. Un TCF costruito su standard superati non supererà la fase di ammissione.
Attenzione a
Fuoriuscita dal regime per inadeguatezza del TCF. L’Agenzia può disporre la decadenza dall’adempimento collaborativo se il sistema di controllo non risponde ai requisiti aggiornati. La perdita del regime comporta il venir meno di tutti i benefici premiali, con effetto retroattivo sulle posizioni già definite in via preventiva: un rischio che il cliente non sempre percepisce nella sua concretezza.
Confondere l’aggiornamento con una mera circolare interpretativa. Questo provvedimento non chiarisce norme esistenti: modifica le istruzioni operative con effetto diretto sulla valutazione del TCF. Trattarlo come un documento di studio e non come un adempimento da tradurre in azioni concrete entro tempi certi è l’errore più frequente che si registra in questa tipologia di aggiornamenti.
Domande frequenti
Cosa rischia un’impresa in cooperative compliance se non aggiorna il TCF dopo le nuove linee guida?
L’Agenzia delle Entrate può valutare il Tax Control Framework come non più adeguato ai requisiti operativi aggiornati. In caso di verifica periodica con esito negativo, l’impresa può essere esclusa dal regime, perdendo i benefici premiali previsti dall’art. 6 del d.lgs. 128/2015, inclusa la riduzione delle sanzioni e l’interlocuzione preventiva.
Le nuove linee guida sull’adempimento collaborativo del 6 luglio 2026 si applicano anche alle imprese che stanno presentando domanda di ammissione?
Sì. Le imprese che costruiscono il TCF in vista dell’adesione al regime devono adottare i nuovi criteri operativi introdotti dal provvedimento del 6 luglio 2026. Un TCF modellato sulle linee guida del 2023 non risponde agli standard aggiornati richiesti dall’Agenzia per l’ammissione.
Quali operazioni sono maggiormente interessate dai nuovi criteri di mappatura del rischio fiscale?
Le nuove istruzioni operative pongono attenzione specifica alle operazioni infragruppo e alle strutture ibride, aree storicamente più esposte a contestazioni in materia di transfer pricing e di qualificazione fiscale transfrontaliera. Il consulente deve verificare che il perimetro del TCF del cliente copra esplicitamente questi ambiti.
Fonte di riferimento: MisterFisco