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Accesso ANPR per la PA senza chiedere dati al cittadino


Dal momento in cui tutte le Pubbliche Amministrazioni possono interrogare direttamente l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), decade la legittimità di qualsiasi richiesta di documenti anagrafici rivolta al cittadino per procedimenti interni alla PA. Questo significa che un ente che chiede al tuo cliente un certificato di residenza o stato di famiglia — dati già disponibili via ANPR — compie un’azione non conforme al principio once only. Sul piano processuale e difensivo, questa irregolarità può rilevare sia nei ricorsi amministrativi sia nelle eccezioni di illegittimità procedimentale.

Punti chiave

  • Punto 1 — Le PA non possono più richiedere ai cittadini dati anagrafici già disponibili nell’ANPR.
  • Punto 2 — Il principio once only del Codice del digitale (d.lgs. 82/2005) diventa ora pienamente operativo per i dati ANPR.
  • Punto 3 — Una richiesta documentale illegittima da parte della PA può fondare un’eccezione in sede di ricorso amministrativo.

Se un ente pubblico chiede ancora al tuo cliente un certificato di residenza, uno stato di famiglia o qualsiasi altro dato già contenuto nell’ANPR, quella richiesta è oggi priva di giustificazione normativa. Per uno studio che assiste privati o imprese in procedimenti amministrativi, questo apre uno strumento difensivo concreto: l’eccezione di illegittimità dell’atto per violazione del principio di non ridondanza documentale.

A renderlo esplicito è il quadro operativo ora vigente, secondo cui tutte le Pubbliche Amministrazioni accedono automaticamente ai dati dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente per lo svolgimento delle proprie attività istituzionali. La notizia è riportata da La Gazzetta degli Enti Locali.

Il contesto normativo

Il riferimento principale è l’art. 50 del d.lgs. 82/2005 (Codice dell’Amministrazione Digitale), che sancisce il principio di disponibilità dei dati tra amministrazioni e vieta la duplicazione delle richieste documentali al privato quando le informazioni siano già nella disponibilità della PA. L’art. 18-ter del d.l. 76/2020 (convertito con l. 120/2020) ha rafforzato l’interoperabilità delle banche dati pubbliche, tra cui l’ANPR, gestita dal Ministero dell’Interno. Il d.lgs. 196/2003 (Codice della privacy), coordinato con il Regolamento UE 2016/679, aggiunge un ulteriore livello: raccogliere dati già disponibili presso un’altra PA integra una violazione del principio di minimizzazione (art. 5, par. 1, lett. c, GDPR). Qualsiasi richiesta documentale ridondante espone l’ente a un profilo di illegittimità amministrativa e, potenzialmente, a una segnalazione al Garante.

Cosa cambia per lo studio

  1. Nei ricorsi al TAR avverso provvedimenti amministrativi, puoi eccepire l’illegittimità del procedimento se l’ente ha fondato la propria istruttoria su documenti richiesti al privato anziché attingere all’ANPR, in violazione degli artt. 50 e 60 del CAD.
  2. Nelle istanze di accesso agli atti ex l. 241/1990, puoi verificare se l’ente ha effettivamente interrogato l’ANPR o ha invece gravato il procedimento con oneri documentali a carico del cittadino, circostanza rilevante ai fini del vizio di eccesso di potere per irragionevolezza.
  3. Per i clienti imprese che operano in appalti pubblici o concessioni, la mancata interoperabilità con ANPR da parte della stazione appaltante può configurare un aggravamento del procedimento sanzionabile ai sensi dell’art. 1, comma 2, l. 241/1990.
  4. Se assisti un ente pubblico, aggiorna subito il suo manuale delle procedure interne: continuare a chiedere certificati anagrafici ai cittadini espone l’amministrazione a ricorsi e, nei casi più gravi, a responsabilità erariale per inefficienza organizzativa.
  5. Nelle controversie in materia di servizi pubblici locali, verifica se il gestore — soggetto equiparato alla PA per certi profili — abbia già adeguato i propri sistemi all’accesso ANPR, poiché l’obbligo si estende ai soggetti che erogano servizi pubblici per conto di enti locali.

Attenzione a

Non tutti gli enti hanno completato l’integrazione tecnica con l’ANPR: la norma è vigente, ma l’infrastruttura di alcune PA periferiche è ancora in fase di adeguamento. Prima di impostare un’eccezione difensiva, verifica concretamente se l’ente resistente avesse già accesso operativo alla banca dati al momento del procedimento contestato.

Secondo rischio: confondere l’accesso ANPR con l’accesso a ogni tipo di dato anagrafico. L’ANPR contiene dati di residenza, stato civile, nucleo familiare e cittadinanza, ma non copre, ad esempio, dati reddituali o catastali. Eccepire la violazione del principio once only su dati non presenti in ANPR espone il ricorso a una rapida confutazione nel merito.

Domande frequenti

La PA può ancora chiedere il certificato di residenza al cittadino?

No, dal momento in cui l’ente ha accesso operativo all’ANPR, richiedere al cittadino un certificato di residenza viola il principio once only sancito dall’art. 50 del d.lgs. 82/2005 (CAD). La richiesta è priva di base normativa e può essere eccepita in sede di ricorso amministrativo come vizio del procedimento.

Come usare l’accesso ANPR come argomento difensivo nel ricorso al TAR?

Puoi eccepire l’illegittimità del procedimento amministrativo per violazione degli artt. 50 e 60 del CAD, sostenendo che l’ente ha aggravato ingiustificatamente il procedimento richiedendo documenti già disponibili nella propria disponibilità istituzionale. L’eccesso di potere per irragionevolezza è il vizio più diretto da contestare.

L’obbligo di accedere all’ANPR vale anche per i gestori di servizi pubblici privati?

L’obbligo riguarda direttamente le Pubbliche Amministrazioni come definite dall’art. 1, comma 2, d.lgs. 165/2001. I gestori privati di servizi pubblici locali rientrano nell’ambito solo se e nella misura in cui la norma istitutiva del servizio o la convenzione con l’ente locale lo preveda espressamente. Verifica caso per caso il titolo concessorio.

Fonte di riferimento: GazzettaEntiLocali

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